giovedì 22 ottobre 2009
Si avvicina l’anniversario dei giorni che sconvolsero l’Europa e con essa il mondo intero, eppure tranne rare eccezioni la discussione attorno all’autunno del 1989 e su ciò che ha significato non sembra finora andare oltre i sentieri scontati delle rievocazioni giornalistiche (“la Germania delle Trabant, i cantieri di Danzica…”). Rare eccezioni come il film su padre Popieluszko, presentato alla festa del cinema di Roma o l’incontro che domani il Centro culturale capitolino propone con Giovanna Parravicini, autrice di “Liberi”, splendido libro su esemplari figure di testimoni nella Russia sovietica. A ben guardare, invece, sarebbe molto utile fissare per bene nelle agende degli europei del 2009 la data del 9 novembre di venti anni fa e il luogo, la città di Berlino. Certo, ci saranno i fuochi d’artificio attorno ai resti del Muro e parecchi discorsi di circostanza, giornali e tv riproporranno i momenti del “come eravamo” e per una mezza giornata celebreremo l’anno che molto più del 1968 (ricordate l’alluvione di nostalgie e malinconie che abbiamo dovuto sorbirci pochi mesi fa, nel quarantennale?) merita di stare in cima alla classifica “momenti di vera svolta”. Poco prima e dopo l’abbattimento del muro (occorre confermare ai giovani di oggi che non è crollato a causa di un terremoto), i regimi comunisti cadevano come birilli: Polonia, Ungheria, repubbliche baltiche, Bulgaria, Cecoslovacchia, Romania; mentre il Cremlino non riusciva a capacitarsi della valanga che sommergeva il Vecchio Mondo - che poi aveva solo settanta anni, meno di tanti governanti contemporanei che gli sono felicemente sopravvissuti. Ricordi felici, il sapore di una libertà conquistata, comunque l’inizio di una nuova epoca. CONTINUA LA LETTURA DELL'ARTICOLO, CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO
Si avvicina l’anniversario dei giorni che sconvolsero l’Europa e con essa il mondo intero, eppure tranne rare eccezioni la discussione attorno all’autunno del 1989 e su ciò che ha significato non sembra finora andare oltre i sentieri scontati delle rievocazioni giornalistiche (“la Germania delle Trabant, i cantieri di Danzica…”).
Rare eccezioni come il film su padre Popieluszko, presentato alla festa del cinema di Roma o l’incontro che domani il Centro culturale capitolino propone con Giovanna Parravicini, autrice di “Liberi”, splendido libro su esemplari figure di testimoni nella Russia sovietica.
A ben guardare, invece, sarebbe molto utile fissare per bene nelle agende degli europei del 2009 la data del 9 novembre di venti anni fa e il luogo, la città di Berlino. Certo, ci saranno i fuochi d’artificio attorno ai resti del Muro e parecchi discorsi di circostanza, giornali e tv riproporranno i momenti del “come eravamo” e per una mezza giornata celebreremo l’anno che molto più del 1968 (ricordate l’alluvione di nostalgie e malinconie che abbiamo dovuto sorbirci pochi mesi fa, nel quarantennale?) merita di stare in cima alla classifica “momenti di vera svolta”.
Poco prima e dopo l’abbattimento del muro (occorre confermare ai giovani di oggi che non è crollato a causa di un terremoto), i regimi comunisti cadevano come birilli: Polonia, Ungheria, repubbliche baltiche, Bulgaria, Cecoslovacchia, Romania; mentre il Cremlino non riusciva a capacitarsi della valanga che sommergeva il Vecchio Mondo - che poi aveva solo settanta anni, meno di tanti governanti contemporanei che gli sono felicemente sopravvissuti. Ricordi felici, il sapore di una libertà conquistata, comunque l’inizio di una nuova epoca.
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