martedì 3 novembre 2009
A chi troppo, a chi troppo poco: è la formula del tragico squilibro mondiale tra obesità e sottonutrizione. Ma è uno squilibrio che potrebbe essere ridotto se cadessero alcuni forti pregiudizi che bloccano innovazioni tecnologiche e rendono difficile ai Plant Scientist, ai biotecnologi vegetali, convincere l’opinione pubblica dei vantaggi di certe soluzioni ormai praticabili. Come quella proposta qualche anno fa da Ingo Potrykus e nota come Golden Rice. Potrykus è appunto un biotecnologo: è chairman della Humanitarian Golden Rice Board & Network e inoltre membro della Pontificia Accademia delle Scienze. La sua idea risale alla fine degli anni ’80 quando ha pensato di modificare geneticamente il riso per produrne delle varietà che contenessero la proVitamina A: varietà battezzate come Golden Rice. Da allora non ha avuto pace e ha dovuto reagire a critiche continue, anche di tipo contraddittorio: come quelle di Vandana Shiva, che accusava il suo riso di contenere troppa vitamina A, con potenziali rischi di tossicità (ignorando il fatto che il Golden Rice contiene proVitamina A, non tossica, e non Vitamina A); ma poi ci sono state le critiche opposte da parte di Greenpeace, che invece riteneva troppo esigua la quantità di proVitamina. Il professor Potrykus non sembra particolarmente provato da queste battaglie e ancora oggi, avendo lasciato l’incarico accademico all’ETH di Zurigo, non abbandona la sfida di contribuire al miglioramento delle condizioni alimentari dell’umanità. Ne ha parlato qualche giorno fa a Milano, nell’ambito delle manifestazioni per la giornata mondiale dell’alimentazione, alternandosi a Chiara Tonelli, Marisa Porrini e Piero Morandini, dell’università di Milano, nel delineare lo scenario mondiale del troppo-troppo poco. Incontrandolo, abbiamo avuto modo di cogliere la sua preoccupazione per una situazione dove i dati macroeconomici segnalano una riduzione degli investimenti nello sviluppo agricolo a livello mondiale; e ciò a fronte di una situazione globale con più di un miliardo di persone affamate o malnutrite. Il guaio è che anche gli occidentali, che godono di una sovrabbondanza alimentare, rischiano le gravi conseguenze di una dieta squilibrata: conseguenze che hanno i tristi nomi di obesità, malattie cardiovascolari, tumori. C’è da aggiungere che, se in molti Paesi le rese della produzione agroalimentare stanno aumentando, ciò non accade in Italia, che rischia di essere confinata, da questo punto di vista, ai margini dell’innovazione tecnologica. CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO
A chi troppo, a chi troppo poco: è la formula del tragico squilibro mondiale tra obesità e sottonutrizione. Ma è uno squilibrio che potrebbe essere ridotto se cadessero alcuni forti pregiudizi che bloccano innovazioni tecnologiche e rendono difficile ai Plant Scientist, ai biotecnologi vegetali, convincere l’opinione pubblica dei vantaggi di certe soluzioni ormai praticabili. Come quella proposta qualche anno fa da Ingo Potrykus e nota come Golden Rice.
Potrykus è appunto un biotecnologo: è chairman della Humanitarian Golden Rice Board & Network e inoltre membro della Pontificia Accademia delle Scienze. La sua idea risale alla fine degli anni ’80 quando ha pensato di modificare geneticamente il riso per produrne delle varietà che contenessero la proVitamina A: varietà battezzate come Golden Rice. Da allora non ha avuto pace e ha dovuto reagire a critiche continue, anche di tipo contraddittorio: come quelle di Vandana Shiva, che accusava il suo riso di contenere troppa vitamina A, con potenziali rischi di tossicità (ignorando il fatto che il Golden Rice contiene proVitamina A, non tossica, e non Vitamina A); ma poi ci sono state le critiche opposte da parte di Greenpeace, che invece riteneva troppo esigua la quantità di proVitamina.
Il professor Potrykus non sembra particolarmente provato da queste battaglie e ancora oggi, avendo lasciato l’incarico accademico all’ETH di Zurigo, non abbandona la sfida di contribuire al miglioramento delle condizioni alimentari dell’umanità. Ne ha parlato qualche giorno fa a Milano, nell’ambito delle manifestazioni per la giornata mondiale dell’alimentazione, alternandosi a Chiara Tonelli, Marisa Porrini e Piero Morandini, dell’università di Milano, nel delineare lo scenario mondiale del troppo-troppo poco.
Incontrandolo, abbiamo avuto modo di cogliere la sua preoccupazione per una situazione dove i dati macroeconomici segnalano una riduzione degli investimenti nello sviluppo agricolo a livello mondiale; e ciò a fronte di una situazione globale con più di un miliardo di persone affamate o malnutrite. Il guaio è che anche gli occidentali, che godono di una sovrabbondanza alimentare, rischiano le gravi conseguenze di una dieta squilibrata: conseguenze che hanno i tristi nomi di obesità, malattie cardiovascolari, tumori. C’è da aggiungere che, se in molti Paesi le rese della produzione agroalimentare stanno aumentando, ciò non accade in Italia, che rischia di essere confinata, da questo punto di vista, ai margini dell’innovazione tecnologica.
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Ringrazio l'estensore dell'articolo per la pubblicazione. Vox clamantis in deserto, purtroppo. A volte mi sembra che ci siano poche persone che veramente si prendono la briga di esaminare le questioni senza adeguarsi al politically correct, che vuole dimenticare il grande contributo che la scienza ha dato e può dare a tanti problemi (anche se non certamente a quello del significato). Pregherei comunque di non esagerare i titoli ad arte (che immagino sia stato deciso dal Sussidiario e non dall'articolista). Potrykus non ha mai sostenuto di voler o poter "sfamare il mondo", ma che questo riso ha la possibilità di ridurre di molto morti e sofferenze dovute alla carenza di vitA. E' la iper-regolamentazione delle burocrazie e politiche europee unita alle organizzazioni ambientaliste che si oppongone alle biotecnologie (e che da questo traggono parte dei finanziamenti che le mantengono in vita) che ha prodotto il ritardo di 10 anni a cui il Golden Rice è stato costretto. Una parte dei circa 4 M di bambini ciechi e 17 milioni di morti potevano probabilmente essere evitati dal Golden rice. Questo è "food for thought" (materia di riflessione) per tutti.
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