venerdì 6 novembre 2009
Scienza e arti all’ombra del vulcano: è il titolo di una mostra inaugurata nei giorni scorsi a Catania (resterà aperta fino al 16 dicembre) in una location di quelle che non ci si aspetterebbero per un argomento del genere: l’esposizione è infatti allestita presso il monastero benedettino di San Nicolò l’Arena - insieme a quello di Mafra in Portogallo il più grande d’Europa – nelle sale della maestosa biblioteca settecentesca progettata da Giovan Battista Vaccarini. Ma non si tratta solo di una location. Edificato dopo il terremoto del 1693 che distrusse gran parte della Sicilia orientale, il monastero ha ospitato sino al 1867 – anno della soppressione da parte dello Stato italiano – una comunità di monaci che in città primeggiava per la sua ricchezza e il suo prestigio. Un ambiente che, con il suo sfarzo e la sua opulenza, dai chiostri ai giardini, dalle sontuose celle alle labirintiche cucine al Caffeaos, ha ispirato alcune delle pagine più note dei Vicerè di Federico De Roberto, e le cui le attività culturali e scientifiche forse non hanno ricevuto la dovuta considerazione, che questa mostra contribuisce quindi a ristabilire. Il monastero di San Nicolò, a partire dagli anni Quaranta del Settecento è stato crogiolo di una intensa attività culturale aggiornata sui progressi della scienza e del sapere internazionale. «Una vitalità – osserva la curatrice Caterina Napoleone - che smentisce il paradigma gentiliano della Sicilia “segregata” dal resto d’Europa e che si riflette appieno non solo nei ricchissimi fondi che costituiscono la Biblioteca, dai volumi di Montfaucon a quelli di Linneo, dagli atlanti alle illustrazioni di pietre e conchiglie, agli erbari illustrati, come l’esemplare di Liberato Sabbati proveniente dall’Hortus Medicus dell’Università La Sapienza di Roma dove venne acquistato alla metà del Settecento da Placido Scammacca, ma anche nelle collezioni antiquarie e scientifiche che ne rappresentano il colto ed elegante complemento». CONTINUA A LEGGERE L'INTERVISTA, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO
Scienza e arti all’ombra del vulcano: è il titolo di una mostra inaugurata nei giorni scorsi a Catania (resterà aperta fino al 16 dicembre) in una location di quelle che non ci si aspetterebbero per un argomento del genere: l’esposizione è infatti allestita presso il monastero benedettino di San Nicolò l’Arena - insieme a quello di Mafra in Portogallo il più grande d’Europa – nelle sale della maestosa biblioteca settecentesca progettata da Giovan Battista Vaccarini. Ma non si tratta solo di una location.
Edificato dopo il terremoto del 1693 che distrusse gran parte della Sicilia orientale, il monastero ha ospitato sino al 1867 – anno della soppressione da parte dello Stato italiano – una comunità di monaci che in città primeggiava per la sua ricchezza e il suo prestigio. Un ambiente che, con il suo sfarzo e la sua opulenza, dai chiostri ai giardini, dalle sontuose celle alle labirintiche cucine al Caffeaos, ha ispirato alcune delle pagine più note dei Vicerè di Federico De Roberto, e le cui le attività culturali e scientifiche forse non hanno ricevuto la dovuta considerazione, che questa mostra contribuisce quindi a ristabilire.
Il monastero di San Nicolò, a partire dagli anni Quaranta del Settecento è stato crogiolo di una intensa attività culturale aggiornata sui progressi della scienza e del sapere internazionale. «Una vitalità – osserva la curatrice Caterina Napoleone - che smentisce il paradigma gentiliano della Sicilia “segregata” dal resto d’Europa e che si riflette appieno non solo nei ricchissimi fondi che costituiscono la Biblioteca, dai volumi di Montfaucon a quelli di Linneo, dagli atlanti alle illustrazioni di pietre e conchiglie, agli erbari illustrati, come l’esemplare di Liberato Sabbati proveniente dall’Hortus Medicus dell’Università La Sapienza di Roma dove venne acquistato alla metà del Settecento da Placido Scammacca, ma anche nelle collezioni antiquarie e scientifiche che ne rappresentano il colto ed elegante complemento».
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