venerdì 6 novembre 2009
Mercoledì 28 ottobre il Consiglio dei Ministri ha varato il disegno di legge di riforma del sistema universitario, che costituisce un tentativo di rinnovamento dell’assetto organizzativo degli atenei. Che ci siano dei segnali nella direzione di una riforma dell’Università dovrebbe essere, di per sé, un fatto positivo rispetto alla situazione di stallo che abbiamo vissuto per anni. Ed è per questo, probabilmente, che le prime reazioni da parte di commentatori e addetti ai lavori a questa iniziativa del Governo sono state per lo più di apprezzamento, salvo alcune autorevoli eccezioni, anche su questo quotidiano. Nel merito le norme di questo ddl toccano diversi temi cruciali relativi all’università: la governance degli atenei, il diritto allo studio, il reclutamento dei docenti, la qualità e l’efficienza del sistema universitario. Eppure l’effetto che si trae dalla lettura dell’articolato è tutt’altro che entusiasmante. L’intento del legislatore, infatti, non sembra tanto quello di ridare slancio e prospettiva all’università (descritta ormai da mesi come un covo di baroni, di fannulloni, di corrotti e di spreconi), quanto di imbrigliarla ulteriormente, attraverso l’introduzione di una congerie di norme da applicare capillarmente e uniformemente sul territorio nazionale. Il tutto, ovviamente, senza ulteriori oneri per la finanza pubblica! Insomma, siamo alle solite. Ancora una volta solo una grande operazione di facciata, di marca squisitamente statalistica. CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO
Mercoledì 28 ottobre il Consiglio dei Ministri ha varato il disegno di legge di riforma del sistema universitario, che costituisce un tentativo di rinnovamento dell’assetto organizzativo degli atenei. Che ci siano dei segnali nella direzione di una riforma dell’Università dovrebbe essere, di per sé, un fatto positivo rispetto alla situazione di stallo che abbiamo vissuto per anni. Ed è per questo, probabilmente, che le prime reazioni da parte di commentatori e addetti ai lavori a questa iniziativa del Governo sono state per lo più di apprezzamento, salvo alcune autorevoli eccezioni, anche su questo quotidiano. Nel merito le norme di questo ddl toccano diversi temi cruciali relativi all’università: la governance degli atenei, il diritto allo studio, il reclutamento dei docenti, la qualità e l’efficienza del sistema universitario. Eppure l’effetto che si trae dalla lettura dell’articolato è tutt’altro che entusiasmante.
L’intento del legislatore, infatti, non sembra tanto quello di ridare slancio e prospettiva all’università (descritta ormai da mesi come un covo di baroni, di fannulloni, di corrotti e di spreconi), quanto di imbrigliarla ulteriormente, attraverso l’introduzione di una congerie di norme da applicare capillarmente e uniformemente sul territorio nazionale. Il tutto, ovviamente, senza ulteriori oneri per la finanza pubblica! Insomma, siamo alle solite. Ancora una volta solo una grande operazione di facciata, di marca squisitamente statalistica.
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Trovo l'analisi di Magni puntuale. Anch'io trovo assai riduttivo rimandare alle risorse (per ora presunte...) dello scudo fiscale. Questo poi potrebbe indurmi a pensare che se non ci fosse stato lo scudo fiscale, i tagli non sarebbero stati coperti, ma addirittura aumentati! Di questa nuova università progettata dalla Gelmini non mi è poi chiaro il discorso sull'autonomia; mi pare abbastanza ambiguo. *matricola di giurisprudenza.
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