domenica 8 novembre 2009
Gaby Hinsliff è uscita dal gruppo – si potrebbe dire, parafrasando il titolo di un fortunato romanzo giovanile pubblicato qualche anno fa. Gaby Hinsliff è forse un po’ meno celebre di Jack Frusciante, almeno tra i giovani: ma altrettanto nota nel suo settore, visto che è o per meglio dire era, la notista politica dell’Observer, antico settimanale britannico di simpatie progressiste. E il “gruppo”, in questo caso, non è celebre come i Red Hot Chili Peppers, ma molto più nutrito: si tratta delle madri in carriera, le tante donne che tentano di dividersi tra un lavoro tanto soddisfacente quanto monopolizzante, e una vita familiare fatalmente relegata in secondo piano. Aveva tutto, Gaby Hinsliff: una luminosa carriera giornalistica, un bel bambino, Freddie, di due anni, un marito disposto per amor suo a sacrificarsi personalmente e professionalmente, e persino a sopportare la tata, naturalmente a tempo pieno. A mancarle non erano dunque i cosiddetti aiuti alle madri lavoratrici, comunemente spacciati per strumenti di conciliazione tra famiglia e lavoro, in realtà sempre più somiglianti a mere, per quanto articolate, strategie di delega totale della prima in favore del secondo. Cosa mancasse alla Hinsliff, lo dice lei stessa nel lungo articolo pubblicato domenica scorsa dal settimanale, in cui ha spiegato le ragioni delle sue dimissioni dall’ambita posizione che occupava. Racconta, Gaby Hinsliff, di sospirate vacanze interrotte all’improvviso, di tour de force fino all’alba per riuscire a trascorrere un po’ di tempo con suo figlio, di telefonate dall’Afghanistan in cui la voce rotta e confusa del bambino risuonava nella cornetta, di giornate lavorative sempre troppo lunghe per mettere capo a un po’ di tranquillità familiare. «Ciò che andava perduto» – ha scritto Hinsliff – è la vita, se per “vita” si intende avere tempo da dedicare alle persone che si amano, lasciarsi coinvolgere dal mondo circostante, “avere” una casa invece che semplicemente “mandare avanti” una casa». CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO
Gaby Hinsliff è uscita dal gruppo – si potrebbe dire, parafrasando il titolo di un fortunato romanzo giovanile pubblicato qualche anno fa. Gaby Hinsliff è forse un po’ meno celebre di Jack Frusciante, almeno tra i giovani: ma altrettanto nota nel suo settore, visto che è o per meglio dire era, la notista politica dell’Observer, antico settimanale britannico di simpatie progressiste. E il “gruppo”, in questo caso, non è celebre come i Red Hot Chili Peppers, ma molto più nutrito: si tratta delle madri in carriera, le tante donne che tentano di dividersi tra un lavoro tanto soddisfacente quanto monopolizzante, e una vita familiare fatalmente relegata in secondo piano.
Aveva tutto, Gaby Hinsliff: una luminosa carriera giornalistica, un bel bambino, Freddie, di due anni, un marito disposto per amor suo a sacrificarsi personalmente e professionalmente, e persino a sopportare la tata, naturalmente a tempo pieno. A mancarle non erano dunque i cosiddetti aiuti alle madri lavoratrici, comunemente spacciati per strumenti di conciliazione tra famiglia e lavoro, in realtà sempre più somiglianti a mere, per quanto articolate, strategie di delega totale della prima in favore del secondo. Cosa mancasse alla Hinsliff, lo dice lei stessa nel lungo articolo pubblicato domenica scorsa dal settimanale, in cui ha spiegato le ragioni delle sue dimissioni dall’ambita posizione che occupava. Racconta, Gaby Hinsliff, di sospirate vacanze interrotte all’improvviso, di tour de force fino all’alba per riuscire a trascorrere un po’ di tempo con suo figlio, di telefonate dall’Afghanistan in cui la voce rotta e confusa del bambino risuonava nella cornetta, di giornate lavorative sempre troppo lunghe per mettere capo a un po’ di tranquillità familiare. «Ciò che andava perduto» – ha scritto Hinsliff – è la vita, se per “vita” si intende avere tempo da dedicare alle persone che si amano, lasciarsi coinvolgere dal mondo circostante, “avere” una casa invece che semplicemente “mandare avanti” una casa».
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