lunedì 9 novembre 2009
Ha destato interesse la scorsa settimana la notizia che il concerto degli U2 per celebrare il ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, che era previsto a ingresso libero alla Porta di Brandeburgo, si sarebbe tenuto dietro un muro eretto dall’organizzatore, MTV, proprio a pochi metri dal perimetro di quello originale. Alla fine, gli organizzatori hanno messo degli schermi giganti per consentire alla gente di vedere lo spettacolo anche dall’esterno della zona cintata, ma ciò non ha impedito che una certa ironia si infiltrasse nella coscienza di un’Europa così cambiata in questi vent’anni. Ci si è affrettati a spiegare che la barriera era dovuta a “ragioni di sicurezza”, per “contenere la folla”, per permettere ai negozi e ristoranti attorno di continuare a lavorare, e i fan sono stati invitati a seguire il concerto in tv. Ai berlinesi è tornato il ricordo, due anni prima della caduta del Muro, nel 1987, di un concerto all’aperto di David Bowie nella parte occidentale della città che finì in scontri tra polizia e fan delusi della parte orientale. Nel 1988, la Stasi permise agli ammiratori di Michael Jackson di ascoltare i primi brani del suo concerto per poi intervenire energicamente e disperdere la folla. Le cose sono cambiate, ma qualcosa -cosa? - no. Naturalmente, non sono la stessa cosa i limiti posti alla libertà umana dalla liquidità economica e quelli imposti dai manganelli della polizia, ma per l’uomo entrambi possono provocare lo stesso dolore, insoddisfazione e rabbia. In fondo, come più canzoni degli U2 testimoniano, i muri sono dentro. Il loro manifestarsi all’esterno può assumere la forma di malta e mattoni, di squadracce, di controllori o di sorridenti addetti alla sicurezza, ma il risultato interiore è sempre lo stesso: la sensazione di una barriera tra il cuore umano e l’oggetto del suo oggettivato desiderio. Le celebrazioni di questo ventesimo anniversario sono più sotto tono di quanto ci si sarebbe aspettato nei giorni inebrianti del 1990, quando i pensatori di tutto il mondo annunciavano “la fine della storia” e il trionfo della pretesa del capitalismo di essere l’unica via per soddisfare il cuore dell’uomo. Non ci si immaginava di certo, allora, che il ventesimo anniversario della liberazione si sarebbe celebrato all’ombra della peggiore crisi economica della storia, un’ombra gettata dai concreti limiti strutturali del sistema capitalistico. Gli scorsi diciotto mesi hanno visto crollare su se stesso quello che potrebbe essere definito il Muro di Berlino dell’economia di mercato, con lo sgretolarsi dei sistemi la cui “vittoria finale” era stata annunciata due decenni fa. CONTINUA LA LETTURA DELL'ARTICOLO, CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO
Ha destato interesse la scorsa settimana la notizia che il concerto degli U2 per celebrare il ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, che era previsto a ingresso libero alla Porta di Brandeburgo, si sarebbe tenuto dietro un muro eretto dall’organizzatore, MTV, proprio a pochi metri dal perimetro di quello originale. Alla fine, gli organizzatori hanno messo degli schermi giganti per consentire alla gente di vedere lo spettacolo anche dall’esterno della zona cintata, ma ciò non ha impedito che una certa ironia si infiltrasse nella coscienza di un’Europa così cambiata in questi vent’anni.
Ci si è affrettati a spiegare che la barriera era dovuta a “ragioni di sicurezza”, per “contenere la folla”, per permettere ai negozi e ristoranti attorno di continuare a lavorare, e i fan sono stati invitati a seguire il concerto in tv. Ai berlinesi è tornato il ricordo, due anni prima della caduta del Muro, nel 1987, di un concerto all’aperto di David Bowie nella parte occidentale della città che finì in scontri tra polizia e fan delusi della parte orientale. Nel 1988, la Stasi permise agli ammiratori di Michael Jackson di ascoltare i primi brani del suo concerto per poi intervenire energicamente e disperdere la folla. Le cose sono cambiate, ma qualcosa -cosa? - no.
Naturalmente, non sono la stessa cosa i limiti posti alla libertà umana dalla liquidità economica e quelli imposti dai manganelli della polizia, ma per l’uomo entrambi possono provocare lo stesso dolore, insoddisfazione e rabbia. In fondo, come più canzoni degli U2 testimoniano, i muri sono dentro. Il loro manifestarsi all’esterno può assumere la forma di malta e mattoni, di squadracce, di controllori o di sorridenti addetti alla sicurezza, ma il risultato interiore è sempre lo stesso: la sensazione di una barriera tra il cuore umano e l’oggetto del suo oggettivato desiderio.
Le celebrazioni di questo ventesimo anniversario sono più sotto tono di quanto ci si sarebbe aspettato nei giorni inebrianti del 1990, quando i pensatori di tutto il mondo annunciavano “la fine della storia” e il trionfo della pretesa del capitalismo di essere l’unica via per soddisfare il cuore dell’uomo.
Non ci si immaginava di certo, allora, che il ventesimo anniversario della liberazione si sarebbe celebrato all’ombra della peggiore crisi economica della storia, un’ombra gettata dai concreti limiti strutturali del sistema capitalistico. Gli scorsi diciotto mesi hanno visto crollare su se stesso quello che potrebbe essere definito il Muro di Berlino dell’economia di mercato, con lo sgretolarsi dei sistemi la cui “vittoria finale” era stata annunciata due decenni fa.
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