lunedì 9 novembre 2009
L’avevamo lasciata sulle note di Puccini ad aprire il Festival di Sanremo, trampolino di lancio di un disco dedicato alla lirica e chiamato “Sulla tua bocca lo dirò”. Mina è tornata con un album di brani inediti: “Facile”, uscito a fine ottobre e anticipato dal singolo Il frutto che vuoi. Abbiamo chiesto un giudizio su questo lavoro a Marco Mangiarotti, vicedirettore de Il Giorno, critico musicale del QN e giudice nel talent show di Maria De Filippi, “Amici”. Come hai trovato questo nuovo album di Mina? Anche se il singolo Il frutto che vuoi non mi aveva colpito particolarmente, questo disco mi ha sorpreso. Secondo me è uno dei suoi migliori album di inediti, pur tra luci e ombre. Quali canzoni sono riuscite a stupirti? Sicuramente Adesso è facile, scritta da Manuel Agnelli (Afterhours) e cantata in duetto con Mina. Una canzone importante, una delle più belle degli ultimi anni, nella sua semplicità e nella sua essenzialità. Manuel la canta benissimo, addirittura meglio di Mina, che intelligentemente sembra lasciare all’autore tutta la scena. Il coinvolgimento di Boosta (Subsonica) con la sua Non ti voglio più, anche se non è un capolavoro, è un ulteriore segno del grande lavoro di scouting che Mina porta avanti da anni. Mina sdogana la musica alternativa? Non è questo il punto. La musica “alternativa” è viva e non ha bisogno di legittimazione, né Mina ha bisogno di dimostrare ancora qualcosa. Stiamo parlando di un’artista spesso prigioniera del suo mondo, a volte meraviglioso, a volte meno, capace però di dialogare con musicisti dalle storie diverse. Indubbiamente sa scegliersi dei compagni di viaggio con grande intelligenza artistica. Sono scelte importanti, più frequenti altrove. Un esempio? Pensiamo a Juliette Greco e quindi a una generazione precedente quella di Mina, quella della grande canzone d’autore francese della rive gauche anni Cinquanta. Il fatto che sia tornata sulla scena con un album nel quale collaborano tutti i migliori giovani autori della scena francese dà la cifra dell’atmosfera e della scena culturale di un Paese, al di là degli schemi. Tornando ai lati positivi del disco. Ci sono altre perle? CLICCA IL PULSANTE QUI SOTTO PER CONTINUARE A LETTURA DELL'INTERVISTA
L’avevamo lasciata sulle note di Puccini ad aprire il Festival di Sanremo, trampolino di lancio di un disco dedicato alla lirica e chiamato “Sulla tua bocca lo dirò”. Mina è tornata con un album di brani inediti: “Facile”, uscito a fine ottobre e anticipato dal singolo Il frutto che vuoi. Abbiamo chiesto un giudizio su questo lavoro a Marco Mangiarotti, vicedirettore de Il Giorno, critico musicale del QN e giudice nel talent show di Maria De Filippi, “Amici”. Come hai trovato questo nuovo album di Mina? Anche se il singolo Il frutto che vuoi non mi aveva colpito particolarmente, questo disco mi ha sorpreso. Secondo me è uno dei suoi migliori album di inediti, pur tra luci e ombre. Quali canzoni sono riuscite a stupirti? Sicuramente Adesso è facile, scritta da Manuel Agnelli (Afterhours) e cantata in duetto con Mina. Una canzone importante, una delle più belle degli ultimi anni, nella sua semplicità e nella sua essenzialità. Manuel la canta benissimo, addirittura meglio di Mina, che intelligentemente sembra lasciare all’autore tutta la scena. Il coinvolgimento di Boosta (Subsonica) con la sua Non ti voglio più, anche se non è un capolavoro, è un ulteriore segno del grande lavoro di scouting che Mina porta avanti da anni. Mina sdogana la musica alternativa? Non è questo il punto. La musica “alternativa” è viva e non ha bisogno di legittimazione, né Mina ha bisogno di dimostrare ancora qualcosa. Stiamo parlando di un’artista spesso prigioniera del suo mondo, a volte meraviglioso, a volte meno, capace però di dialogare con musicisti dalle storie diverse. Indubbiamente sa scegliersi dei compagni di viaggio con grande intelligenza artistica. Sono scelte importanti, più frequenti altrove. Un esempio? Pensiamo a Juliette Greco e quindi a una generazione precedente quella di Mina, quella della grande canzone d’autore francese della rive gauche anni Cinquanta. Il fatto che sia tornata sulla scena con un album nel quale collaborano tutti i migliori giovani autori della scena francese dà la cifra dell’atmosfera e della scena culturale di un Paese, al di là degli schemi. Tornando ai lati positivi del disco. Ci sono altre perle?
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