giovedì 19 novembre 2009
Il SuperAcceleratore è di ritorno: quattrocentotrenta giorni di lavoro duro è la distanza che ci separa da quel mattino del 19 settembre 2008 in cui bruciò una connessione tra magneti superconduttori e bruciò anche le speranze di un rapido – e quasi facile – avvio di una fase in cui avremmo osservato “cose mai viste”. Tutto concorreva a convincerci di avercela fatta. I successi tecnici durante la costruzione, i ritardi modesti (circa otto mesi, un’inezia per la complessità della macchina), la partenza folgorante del 10 settembre e anche il can-can mediatico con televisioni che corrono da tutto il mondo, Google che ci dedica il logo e anche la follia del mega-buco-nero! E invece… Una connessione elettrica tra magneti superconduttori, il gioiello tecnologico prodotto di venti anni di ricerca e spina dorsale della macchina, che va in circuito aperto. Una connessione dicevamo, una parte non particolarmente difficile, anche se deve far passare 13mila ampère (quanto basta per alimentare bene una cittadina) dissipando meno di una lampadina da notte si fuse generando un arco. Lo capimmo dopo, era – banalmente – malfatta e il difetto non era stato rivelato dai tre livelli di sistemi di controllo. Il guasto di per sé avrebbe danneggiato in modo grave solo i due magneti della connessione e ci avrebbe bloccato per almeno 4 mesi. Grave, si, ma non gravissimo: invece una serie di eventi imprevisti ha generato una salita vertiginosa di pressione dell’elio superfluido, il prezioso liquido che tiene i 27 km di magneti a -271 °C (ovvero molto più freddi dello spazio siderale). La pressione (circa cinque volte più elevata del previsto) ha spostato i magneti da 30 tonnellate l’uno in un effetto domino che ha coinvolto circa 700 m dell’acceleratore. CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO E GUARDA LE ILLUSTRAZIONI COMMENTATE DEL GUASTO DELL'ACCELERATORE, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO
Il SuperAcceleratore è di ritorno: quattrocentotrenta giorni di lavoro duro è la distanza che ci separa da quel mattino del 19 settembre 2008 in cui bruciò una connessione tra magneti superconduttori e bruciò anche le speranze di un rapido – e quasi facile – avvio di una fase in cui avremmo osservato “cose mai viste”. Tutto concorreva a convincerci di avercela fatta. I successi tecnici durante la costruzione, i ritardi modesti (circa otto mesi, un’inezia per la complessità della macchina), la partenza folgorante del 10 settembre e anche il can-can mediatico con televisioni che corrono da tutto il mondo, Google che ci dedica il logo e anche la follia del mega-buco-nero! E invece…
Una connessione elettrica tra magneti superconduttori, il gioiello tecnologico prodotto di venti anni di ricerca e spina dorsale della macchina, che va in circuito aperto. Una connessione dicevamo, una parte non particolarmente difficile, anche se deve far passare 13mila ampère (quanto basta per alimentare bene una cittadina) dissipando meno di una lampadina da notte si fuse generando un arco. Lo capimmo dopo, era – banalmente – malfatta e il difetto non era stato rivelato dai tre livelli di sistemi di controllo. Il guasto di per sé avrebbe danneggiato in modo grave solo i due magneti della connessione e ci avrebbe bloccato per almeno 4 mesi. Grave, si, ma non gravissimo: invece una serie di eventi imprevisti ha generato una salita vertiginosa di pressione dell’elio superfluido, il prezioso liquido che tiene i 27 km di magneti a -271 °C (ovvero molto più freddi dello spazio siderale). La pressione (circa cinque volte più elevata del previsto) ha spostato i magneti da 30 tonnellate l’uno in un effetto domino che ha coinvolto circa 700 m dell’acceleratore.
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Come ex-ricercatore ho seguito con passione gli eventi anche perchè ho visitato l'anello e mi sento vicino. Lavoravo al CESI (CESIamarcord.it)e con correnti anche superiori a quelle indicate pur se a temperatura normale. Mi stupisce che non sia stato usato un sistema ormai collaudato di cianfrinatura che potrebbe funzionare anche a temperature così basse se non si infragilisce il materiale. Noi usavamo degli strumenti detti ponte doppio di Thomson per controllare le giunzioni. Qualcuno mi sa dire se può essere utile? Poi ho virato verso altra fisica: la metafisica (yogaapaia.it) Auguro di correre presto dietro alle particelle e di scoprire qualcosa sulla trinità della materia-energia-Qbit. Italo Magos
Ok anche considerando l'unicita' e la complessita' del progetto, dalla descrizione dettagliata dell'autore (a proposito: complimenti non sempre abbiamo delle descrizioni cosi' interessanti) sembra ci sia stato un "lack of project & risk management" (e forse una comunicazione un po' troppo affrettata). La serie di eventi imprevisti con effetti ad alto impatto e' tipico oggetto del risk management delle metodologie collegate e la lezione del Titanic (e Space Shuttle, ecc.) era gia' nota. Ma l'innovazione implica anche tolleranza per l'errore ed i sui effetti. Quindi, buon lavoro e buon "team building"!
... - ("La rimozione delle parti danneggiate con un meticoloso lavoro per assicurare la sicurezza del personale, la preparazione dei magneti di riserva (che per fortuna e anche per sana previdenza erano sufficienti, nonostante l’incidente fosse stato del 500% più devastante dell’incidente ragionevolmente prevedibile), i test a freddo in superficie e la reinstallazione dei magneti nel tunnel")... Il timore è che l'errore fatale è sempre in agguato e la "Finestra di Dio", il bosone, non sia disposto ad illuminarsi. L'Universo, l'Infinito, il Tempo: che siamo difronte a queste dimensioni? Dimensione?... Quale dimensione? CF
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