giovedì 19 novembre 2009
Con una nota ufficiale Silvio Berlusconi ha smentito l’ipotesi di elezioni anticipate, una voce che circolava insistentemente e che con le parole del Presidente del Senato Schifani aveva acquisito ufficialità. Il governo si ritrova perciò davanti al lungo cammino delle riforme con l’esigenza di riappianare le divisioni interne e l’incognita dei procedimenti giudiziari a carico del premier. Stefano Folli, editorialista de Il Sole 24 Ore, analizza i nodi cruciali che la maggioranza dovrà provare a sciogliere per tornare pienamente a governare. Il ricorso al voto anticipato ha rappresentato soltanto un avvertimento agli alleati o è una carta che Berlusconi potrà giocare ancora nel prossimo futuro? Penso, innanzitutto, che il Presidente del Consiglio abbia fatto bene a precisare la sua posizione sul proseguimento della legislatura. Lo scioglimento delle camere era un’ipotesi politicamente incomprensibile e inspiegabile, soprattutto per l’elettorato di centrodestra. La maggioranza ha infatti i numeri per governare e non è divisa sul programma che gli elettori hanno premiato. Questa ipotesi è servita solo come strumento politico di pressione, fortunatamente Berlusconi non vi ha dato seguito perché ha il polso dell’opinione pubblica e ha dimostrato di essere attento alle mosse decisive. Nell’immediato futuro questa minaccia mi sembra un’arma spuntata, anche se è vero che se si decide di percorrerla poi si trova il modo di farlo. Quali sono a suo avviso le priorità che il governo deve affrontare da subito? L’unica cosa che può fare in questo momento è mettersi al lavoro, dimostrare che il centrodestra ha una maggioranza ampia e che è in grado di governare il Paese. Per il resto non può che attendere la chiusura dei processi a carico del premier. La questione giustizia è ovviamente il nervo scoperto, ma rischia di trasformarsi in un veleno capace di bloccare tutte le riforme, anche quelle che si possono davvero portare a termine. La maggioranza sembra però intenzionata a intervenire sulla giustizia anche se si divide sul metodo: da un lato chi vuole riforme condivise, dall’altro chi le vuole portare avanti “a maggioranza”. Quali sono secondo lei le soluzioni percorribili? Non vedo moltissime possibilità. Il premier può lavorare a una Legge Costituzionale, che ha però i suoi tempi, e nel frattempo affrontare i processi, sopportando il peso di un’eventuale condanna. Altre soluzioni non mi sembrano praticabili. Il ddl Gasparri o, come ipotizzato da più voci, la riproposizione di un ddl Finocchiaro del 2006 sono ipotesi che secondo lei non hanno possibilità di successo? CLICCA IL PULSANTE QUI SOTTO PER CONTINUARE LA LETTURA DELL'ARTICOLO
Con una nota ufficiale Silvio Berlusconi ha smentito l’ipotesi di elezioni anticipate, una voce che circolava insistentemente e che con le parole del Presidente del Senato Schifani aveva acquisito ufficialità. Il governo si ritrova perciò davanti al lungo cammino delle riforme con l’esigenza di riappianare le divisioni interne e l’incognita dei procedimenti giudiziari a carico del premier. Stefano Folli, editorialista de Il Sole 24 Ore, analizza i nodi cruciali che la maggioranza dovrà provare a sciogliere per tornare pienamente a governare. Il ricorso al voto anticipato ha rappresentato soltanto un avvertimento agli alleati o è una carta che Berlusconi potrà giocare ancora nel prossimo futuro? Penso, innanzitutto, che il Presidente del Consiglio abbia fatto bene a precisare la sua posizione sul proseguimento della legislatura. Lo scioglimento delle camere era un’ipotesi politicamente incomprensibile e inspiegabile, soprattutto per l’elettorato di centrodestra. La maggioranza ha infatti i numeri per governare e non è divisa sul programma che gli elettori hanno premiato. Questa ipotesi è servita solo come strumento politico di pressione, fortunatamente Berlusconi non vi ha dato seguito perché ha il polso dell’opinione pubblica e ha dimostrato di essere attento alle mosse decisive. Nell’immediato futuro questa minaccia mi sembra un’arma spuntata, anche se è vero che se si decide di percorrerla poi si trova il modo di farlo. Quali sono a suo avviso le priorità che il governo deve affrontare da subito? L’unica cosa che può fare in questo momento è mettersi al lavoro, dimostrare che il centrodestra ha una maggioranza ampia e che è in grado di governare il Paese. Per il resto non può che attendere la chiusura dei processi a carico del premier. La questione giustizia è ovviamente il nervo scoperto, ma rischia di trasformarsi in un veleno capace di bloccare tutte le riforme, anche quelle che si possono davvero portare a termine. La maggioranza sembra però intenzionata a intervenire sulla giustizia anche se si divide sul metodo: da un lato chi vuole riforme condivise, dall’altro chi le vuole portare avanti “a maggioranza”. Quali sono secondo lei le soluzioni percorribili? Non vedo moltissime possibilità. Il premier può lavorare a una Legge Costituzionale, che ha però i suoi tempi, e nel frattempo affrontare i processi, sopportando il peso di un’eventuale condanna. Altre soluzioni non mi sembrano praticabili. Il ddl Gasparri o, come ipotizzato da più voci, la riproposizione di un ddl Finocchiaro del 2006 sono ipotesi che secondo lei non hanno possibilità di successo?
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