venerdì 20 novembre 2009
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Eppure, per chi ha studiato economia, è dai tempi di Simmel e della sua Filosofia del denaro – 109 anni fa! - che sappiamo come il rischio da cui guardarsi sia esattamente quello di una modernità caratterizzata dal trionfo dello strumentalismo e dal venir meno di ogni scopo. Il successo del denaro significherebbe proprio lo smarrimento di ogni significato e obiettivo. “Mentre il denaro è privo di ogni valore e di ogni senso, mentre non è che un mezzo in vista dello scambio e della compensazione dei valori, esso è diventato per la maggior parte degli uomini il fine di tutti i fini”, scriveva Simmel. Egli dava torto a Marx che, nel suo scritto “Sulla questione ebraica” del 1844, asseriva che “nell'economia capitalistica il denaro è il valore universale, per sé costituito, di tutte le cose. Esso ha perciò spogliato il mondo intero, il mondo dell'uomo e della natura, del loro valore peculiare”. Di qui, il profeta del comunismo collettivista che ancor oggi in tanti elogiano deduceva orrendamente che “il Dio degli Ebrei si è mondanizzato, è divenuto un Dio mondano”. Naturalmente, Marx usava le minuscole. Per una volta, non ho preferito parlare di economia, ma di filosofia. Prendetela se volete come una manifestazione di stanchezza, dopo che ogni giorno da un anno e mezzo tento di difendere ciò che mi sta a cuore dall'accusa di aver provocato la crisi. No. Noi che crediamo nella persona e non nello Stato come attore essenziale dell'economia, del lavoro e dello scambio, noi non siamo responsabili né delle scelte errate del regolatore monetario americano, né della cattura del regolatore finanziario americano da parte del big business. Noi non siamo responsabili di ciò da cui è derivata la crisi che ci colpisce tanto duramente. Ed è invece a noi che tocca, coi fatti e non solo con la filosofia, dimostrare che un'altra economia è possibile. Non statalista, e contemporanemante in nulla simile al persistere dell'asimmetria informativa e del sostegno unilaterale alle grandi banche in cui sembra risolversi per molti la grande paura del 2008-2009. Centinaia di milioni di esseri umani attendono ancora di essere strappati alla fame, e possono avere dalle nostre opere la chiave per entrare in un mondo fatto di maggior benessere e dignità. Tuttavia, ammetto l'impazienza. A volte vorrei rotture più profonde su questi valori, nel nostro Paese e in tutto l'Occidente. Meno finte convergenze di maniera, più denunce di chi continua esattamente come prima. Proprio per questo la Cdo deve raddoppiare i suoi sforzi. L'Uomo che ci sta a cuore deve vivere nella grandezza di ciò a cui dobbiamo sentirci ogni giorno chiamati.
Eppure, per chi ha studiato economia, è dai tempi di Simmel e della sua Filosofia del denaro – 109 anni fa! - che sappiamo come il rischio da cui guardarsi sia esattamente quello di una modernità caratterizzata dal trionfo dello strumentalismo e dal venir meno di ogni scopo. Il successo del denaro significherebbe proprio lo smarrimento di ogni significato e obiettivo. “Mentre il denaro è privo di ogni valore e di ogni senso, mentre non è che un mezzo in vista dello scambio e della compensazione dei valori, esso è diventato per la maggior parte degli uomini il fine di tutti i fini”, scriveva Simmel. Egli dava torto a Marx che, nel suo scritto “Sulla questione ebraica” del 1844, asseriva che “nell'economia capitalistica il denaro è il valore universale, per sé costituito, di tutte le cose. Esso ha perciò spogliato il mondo intero, il mondo dell'uomo e della natura, del loro valore peculiare”. Di qui, il profeta del comunismo collettivista che ancor oggi in tanti elogiano deduceva orrendamente che “il Dio degli Ebrei si è mondanizzato, è divenuto un Dio mondano”. Naturalmente, Marx usava le minuscole.
Per una volta, non ho preferito parlare di economia, ma di filosofia.
Prendetela se volete come una manifestazione di stanchezza, dopo che ogni giorno da un anno e mezzo tento di difendere ciò che mi sta a cuore dall'accusa di aver provocato la crisi. No. Noi che crediamo nella persona e non nello Stato come attore essenziale dell'economia, del lavoro e dello scambio, noi non siamo responsabili né delle scelte errate del regolatore monetario americano, né della cattura del regolatore finanziario americano da parte del big business. Noi non siamo responsabili di ciò da cui è derivata la crisi che ci colpisce tanto duramente. Ed è invece a noi che tocca, coi fatti e non solo con la filosofia, dimostrare che un'altra economia è possibile. Non statalista, e contemporanemante in nulla simile al persistere dell'asimmetria informativa e del sostegno unilaterale alle grandi banche in cui sembra risolversi per molti la grande paura del 2008-2009.
Centinaia di milioni di esseri umani attendono ancora di essere strappati alla fame, e possono avere dalle nostre opere la chiave per entrare in un mondo fatto di maggior benessere e dignità. Tuttavia, ammetto l'impazienza. A volte vorrei rotture più profonde su questi valori, nel nostro Paese e in tutto l'Occidente. Meno finte convergenze di maniera, più denunce di chi continua esattamente come prima. Proprio per questo la Cdo deve raddoppiare i suoi sforzi.
L'Uomo che ci sta a cuore deve vivere nella grandezza di ciò a cui dobbiamo sentirci ogni giorno chiamati.
Commentare Giannino è come aggiungere una pagina ad un romanzo di Greene, sarebbe una volgarizzazzione. Conscio di ciò mi limito a suggerire un piccolo primo passo che va nella direzione che Giannino mi pare indicare da mesi, cioè passare all'azione. Su questo sito c'è la pubblicità di una società che svolge un'attività (trading in cambi) che sappiamo tutti essere attività del tutto inadatta ai retail e a chi non è esperto, la quale, in assenza di più stringente regolamentazione, sarebbe forse meglio non pubblicizzare. Troppo alte le leve con cui si può operare, le quali vanno proprio nel senso di una finanziarizzazione senza scopo nella gestione del risparmio che finisce così nelle tasche di intermediari d'oltreoceano che a differenza del signor Rossi gli algoritmi addirittura li creano, oltre ad usarli, peraltro, spesso, male.
Ha ragione oscar...
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