mercoledì 25 novembre 2009
“Si vanno diffondendo - Benedetto XVI lo ha ripetuto a Brescia - un’atmosfera, una mentalità e una forma di cultura che portano a dubitare del valore della persona, del significato della verità e del bene. Eppure si avverte con forza una diffusa sete di certezze e di valori”. L’uomo di oggi è smarrito, ha detto a ilsussidiario.net il cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, che lo ha paragonato ad un “puglie suonato, che incassa un forte colpo, ma continua il suo combattimento sul ring”. La sfida dell’educazione, in altre parole, è sempre aperta. Ma “si tratta di ritrovare le modalità adeguate per educare”. Dopo Sandro Magister, è Aldo Cazzullo, giornalista del Corriere, a confrontarsi con le parole del cardinale. «Viviamo in tempi nei quali si avverte una vera “emergenza educativa”», ha detto il papa a Brescia richiamandosi alle parole di Paolo VI. La Chiesa italiana come ha risposto a questa sfida? Il valore della risposta, dice Scola nella sua intervista, sta nella testimonianza degli adulti alla verità che propongono. Io credo che la Chiesa vi sia riuscita. È una delle poche realtà che hanno saputo dare una risposta al deserto di valori nato dal riflusso degli anni ’80, che in Italia non sono mai finiti. L’America, con la grande crisi finanziaria e con l’elezione di Obama, in un modo o nell’altro ha voltato pagina, noi no. Il ’68 nel nostro paese è durato dodici anni, gli anni ’80 non sono ancora finiti. Quando la politica di strada e di piazza, dopo i suoi disastri, ha lasciato il campo all’individualismo e alla solitudine, e tutti si sono rifugiati in casa a godersi la tv e “il campionato più bello del mondo”, la Chiesa è forse l’unica a cercare di elaborare una risposta per la persona e la società. E qual è questa risposta? Che la persona non è sola. Lo stesso successo avuto da Cl negli anni ’80 lo spiego in questo modo. La Chiesa ha saputo proporre alle persone non solo la visione ma anche, almeno in parte, l’esperienza di una comunità nella quale vivere e a cui riferirsi. Una risposta al senso di angoscia e di smarrimento dei nostri contemporanei l’ha offerta, accettarla è un altro discorso. Ma la replica della Chiesa italiana al materialismo e alla riduzione dell’uomo al domino del denaro, c’è stata ed è forte. Secondo lei quali sfide preoccupano di più i vescovi? Scola dice di essere allarmato dalle illusioni offerte all’uomo dalle scienze sperimentali e dalla possibilità che la tecnoscienza offre all’uomo di rivoluzionare la propria stessa vita. L’offensiva della tecnica è fondamentale, ma permangono anche le preoccupazioni che derivano dalla convivenza politica e dalla questione economica. Lo stesso cardinale Scola, pur avendo i “piedi” ben piantati nel papato di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI in qualche modo va costruendo un sistema di pensiero originale intorno a concetti e parole chiave che sono tipicamente suoi: nuova laicità e meticciato, solo per citarne i due più diffusi. Certamente il tema della bioetica rimane al centro della sua riflessione. Lei ricorda un momento particolare del vostro incontro? CONTINUA A LEGGERE L’INTERVISTA, CLICCA IL SIMBOLO >> QUI SOTTO
“Si vanno diffondendo - Benedetto XVI lo ha ripetuto a Brescia - un’atmosfera, una mentalità e una forma di cultura che portano a dubitare del valore della persona, del significato della verità e del bene. Eppure si avverte con forza una diffusa sete di certezze e di valori”. L’uomo di oggi è smarrito, ha detto a ilsussidiario.net il cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, che lo ha paragonato ad un “puglie suonato, che incassa un forte colpo, ma continua il suo combattimento sul ring”. La sfida dell’educazione, in altre parole, è sempre aperta. Ma “si tratta di ritrovare le modalità adeguate per educare”. Dopo Sandro Magister, è Aldo Cazzullo, giornalista del Corriere, a confrontarsi con le parole del cardinale.
«Viviamo in tempi nei quali si avverte una vera “emergenza educativa”», ha detto il papa a Brescia richiamandosi alle parole di Paolo VI. La Chiesa italiana come ha risposto a questa sfida?
Il valore della risposta, dice Scola nella sua intervista, sta nella testimonianza degli adulti alla verità che propongono. Io credo che la Chiesa vi sia riuscita. È una delle poche realtà che hanno saputo dare una risposta al deserto di valori nato dal riflusso degli anni ’80, che in Italia non sono mai finiti. L’America, con la grande crisi finanziaria e con l’elezione di Obama, in un modo o nell’altro ha voltato pagina, noi no. Il ’68 nel nostro paese è durato dodici anni, gli anni ’80 non sono ancora finiti. Quando la politica di strada e di piazza, dopo i suoi disastri, ha lasciato il campo all’individualismo e alla solitudine, e tutti si sono rifugiati in casa a godersi la tv e “il campionato più bello del mondo”, la Chiesa è forse l’unica a cercare di elaborare una risposta per la persona e la società.
E qual è questa risposta?
Che la persona non è sola. Lo stesso successo avuto da Cl negli anni ’80 lo spiego in questo modo. La Chiesa ha saputo proporre alle persone non solo la visione ma anche, almeno in parte, l’esperienza di una comunità nella quale vivere e a cui riferirsi. Una risposta al senso di angoscia e di smarrimento dei nostri contemporanei l’ha offerta, accettarla è un altro discorso. Ma la replica della Chiesa italiana al materialismo e alla riduzione dell’uomo al domino del denaro, c’è stata ed è forte.
Secondo lei quali sfide preoccupano di più i vescovi? Scola dice di essere allarmato dalle illusioni offerte all’uomo dalle scienze sperimentali e dalla possibilità che la tecnoscienza offre all’uomo di rivoluzionare la propria stessa vita.
L’offensiva della tecnica è fondamentale, ma permangono anche le preoccupazioni che derivano dalla convivenza politica e dalla questione economica. Lo stesso cardinale Scola, pur avendo i “piedi” ben piantati nel papato di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI in qualche modo va costruendo un sistema di pensiero originale intorno a concetti e parole chiave che sono tipicamente suoi: nuova laicità e meticciato, solo per citarne i due più diffusi. Certamente il tema della bioetica rimane al centro della sua riflessione.
Lei ricorda un momento particolare del vostro incontro?
CONTINUA A LEGGERE L’INTERVISTA, CLICCA IL SIMBOLO >> QUI SOTTO
Il problema dell'emergenza educativa è diventato prioritario e scottante, ma a me sembra che tutti annaspino in un vicolo cieco. Che cosa devono insegnare ai loro figli i genitori più consapevoli del proprio ruolo, quando sanno che i loro ragazzi appena escono di casa sono bersagliati da messaggi di segno contrario a quelli che ricevono in famiglia? Quando gli stessi uomini politici (che dovrebbero essere al di sopra di ogni sospetto, come la moglie di Cesare) danno l'esempio che conosciamo? Quando in nessun aspetto della vita si riesce a trovare un'etica condivisa da tutti, dalla bioetica alla famiglia, dalla scuola al problema delle tossicodipendenze? La verità è che oggigiorno il genere umano è disposto a sacrificare tutto sull'altare del proprio edonismo e del proprio tornaconto personale, quì e ora. Come si fa a educare le giovani generazioni se si sostiene che la Verità non esiste e che ciascuno può e deve realizzare se stesso come più gli piace, perfino scegliendo il sesso cui vuole appartenere e che può cambiare a seconda delle stagioni della vita? La teoria del "gender" è il frutto più velenoso del relativismo oggi imperante. Ma un'inversione di tendenza può avvenire solo con una radicale "metanoia". Altrimenti sarà la catastrofe.
Articolo interessante ma ambiguo: come si educa? a quali principi? è il compito della scuola? i politici e i professionisti non sono tenuti a dare esempio di dirittura morale? e la Chiesa è sempre esempio di dirittura morale? La società poi progredisce e avremmo bisogno di nuovi orizzonti e di nuovi punti di sintesi ma anche di una riflessione che faccia i conti con la storia: prima del '68 esisteva una società ideale? o prima dei maestri del sospetto, o prima dell'illuminismo o prima della riforma luterana o prima di Costantino? e poi chi condannerebbe oggi il ministro Gelmini per aver avuto rapporti prematrimoniali?
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