lunedì 8 settembre 2008
Giuseppe Gemmani (1925-2006) è stato un protagonista degli ultimi 50 anni di storia di Rimini. A questa figura è dedicato il libro (Valerio Lessi, Giuseppe Gemmani – Una fede invincibile, una creatività operosa, San Paolo, 2008) che è stato presentato martedì 26 agosto al Meeting di Rimini, dal figlio Giovanni e da Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà. Formatosi nelle fila dell’Azione Cattolica (alla scuola del beato Alberto Marvelli e di don Oreste Benzi), Gemmani ha vissuto i molteplici impegni come espressione della propria fede cristiana. Laureato in ingegneria, rinunciò ad andare a lavorare nella Milano del nascente “miracolo economico” per occuparsi dell’officina meccanica fondata dal padre, con il desiderio, suscitato dalla dottrina sociale della Chiesa, di creare posti di lavoro per i propri concittadini. La sua creazione giovanile, una macchina per la lavorazione del legno commercializzata con il marchio L’Invincibile, fu il mattone fondamentale per l’avvio di un’industria, la Scm, che oggi occupa migliaia di dipendenti ed esporta il tutto il mondo. Secondo il professor Stefano Zamagni il suo è un esempio di “imprenditoria civile”. Negli anni Cinquanta, insoddisfatto dei dibattiti astratti circa una terza via cattolica tra capitalismo e collettivismo, proponeva che i giovani cresciuti nella fila dell’Azione cattolica, anziché cercare «una comoda cuccetta in una banca o in un impiego statale o privato», si organizzassero per formare una cooperativa o qualcosa di simile e così rispondere al bisogno di un posto di lavoro e vivere nella costruzione di un’opera concreta quella solidarietà sperimentata nell’associazione. Oltre che imprenditore di successo (che all’età di 57 anni, di fronte ad una grave crisi aziendale ebbe la capacità di rimettersi in gioco, ricominciando da capo, reinventando i prodotti e trascinando nel suo entusiasmo ancora giovanile i propri collaboratori), Gemmani è stato un politico, il leader storico della Democrazia Cristiana di Rimini. In un documento inedito, riportato nel libro e che costituisce il suo testamento politico, di fronte alla crisi della Dc negli anni di Tangentopoli scriveva: «Il vero grande errore della Dc che il Partito Popolare non dovrà più commettere è stato l’abbandono del principio di sussidiarietà e la conseguente creazione di amministratori irresponsabili che ci ha allontanato tutti i piccoli imprenditori, tutti coloro che basano le loro vite e le loro fortune sulla propria iniziativa, tutti coloro che percorrono l’Europa e il mondo e competono senza senso di inferiorità rispetto a tutti gli altri, con essi tutti quelli che campano del proprio lavoro e non dei favori del principe. Di qui si spiega il successo della Lega, un fenomeno che secondo me è stato visto solo sotto il profilo della protesta ma che ha dentro quel valore di cui abbiamo detto e che va recuperato». È particolarmente lucido e profetico questo passaggio, anche perché in quegli anni il fenomeno leghista era liquidato dagli ex democristiani come protesta becera o banalmente come movimento che attentava all’unità d’Italia. Gemmani, con largo anticipo rispetto a tanti analisti politici, vi vide invece la sommossa del popolo delle partite Iva contro una gestione delle risorse pubbliche sprecona e statalista. Ma ancora più lucida è la risposta che propone: la riscoperta del principio di sussidiarietà, cardine della dottrina sociale cattolica. Siamo nel 1994 e ancora non era nato quel movimento culturale che, partendo dall’esperienza della Compagnia delle Opere e approdando alla costituzione di una Fondazione per la Sussidiarietà, ha portato alla riscoperta appunto del principio di sussidiarietà come cardine di una convivenza sociale fondata sul protagonismo della persona e delle comunità. © Riproduzione riservata.
Giuseppe Gemmani (1925-2006) è stato un protagonista degli ultimi 50 anni di storia di Rimini. A questa figura è dedicato il libro (Valerio Lessi, Giuseppe Gemmani – Una fede invincibile, una creatività operosa, San Paolo, 2008) che è stato presentato martedì 26 agosto al Meeting di Rimini, dal figlio Giovanni e da Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà.
Formatosi nelle fila dell’Azione Cattolica (alla scuola del beato Alberto Marvelli e di don Oreste Benzi), Gemmani ha vissuto i molteplici impegni come espressione della propria fede cristiana. Laureato in ingegneria, rinunciò ad andare a lavorare nella Milano del nascente “miracolo economico” per occuparsi dell’officina meccanica fondata dal padre, con il desiderio, suscitato dalla dottrina sociale della Chiesa, di creare posti di lavoro per i propri concittadini. La sua creazione giovanile, una macchina per la lavorazione del legno commercializzata con il marchio L’Invincibile, fu il mattone fondamentale per l’avvio di un’industria, la Scm, che oggi occupa migliaia di dipendenti ed esporta il tutto il mondo. Secondo il professor Stefano Zamagni il suo è un esempio di “imprenditoria civile”.
Negli anni Cinquanta, insoddisfatto dei dibattiti astratti circa una terza via cattolica tra capitalismo e collettivismo, proponeva che i giovani cresciuti nella fila dell’Azione cattolica, anziché cercare «una comoda cuccetta in una banca o in un impiego statale o privato», si organizzassero per formare una cooperativa o qualcosa di simile e così rispondere al bisogno di un posto di lavoro e vivere nella costruzione di un’opera concreta quella solidarietà sperimentata nell’associazione.
Oltre che imprenditore di successo (che all’età di 57 anni, di fronte ad una grave crisi aziendale ebbe la capacità di rimettersi in gioco, ricominciando da capo, reinventando i prodotti e trascinando nel suo entusiasmo ancora giovanile i propri collaboratori), Gemmani è stato un politico, il leader storico della Democrazia Cristiana di Rimini. In un documento inedito, riportato nel libro e che costituisce il suo testamento politico, di fronte alla crisi della Dc negli anni di Tangentopoli scriveva: «Il vero grande errore della Dc che il Partito Popolare non dovrà più commettere è stato l’abbandono del principio di sussidiarietà e la conseguente creazione di amministratori irresponsabili che ci ha allontanato tutti i piccoli imprenditori, tutti coloro che basano le loro vite e le loro fortune sulla propria iniziativa, tutti coloro che percorrono l’Europa e il mondo e competono senza senso di inferiorità rispetto a tutti gli altri, con essi tutti quelli che campano del proprio lavoro e non dei favori del principe. Di qui si spiega il successo della Lega, un fenomeno che secondo me è stato visto solo sotto il profilo della protesta ma che ha dentro quel valore di cui abbiamo detto e che va recuperato».
È particolarmente lucido e profetico questo passaggio, anche perché in quegli anni il fenomeno leghista era liquidato dagli ex democristiani come protesta becera o banalmente come movimento che attentava all’unità d’Italia. Gemmani, con largo anticipo rispetto a tanti analisti politici, vi vide invece la sommossa del popolo delle partite Iva contro una gestione delle risorse pubbliche sprecona e statalista. Ma ancora più lucida è la risposta che propone: la riscoperta del principio di sussidiarietà, cardine della dottrina sociale cattolica. Siamo nel 1994 e ancora non era nato quel movimento culturale che, partendo dall’esperienza della Compagnia delle Opere e approdando alla costituzione di una Fondazione per la Sussidiarietà, ha portato alla riscoperta appunto del principio di sussidiarietà come cardine di una convivenza sociale fondata sul protagonismo della persona e delle comunità.
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