lunedì 21 dicembre 2009
La settima edizione dell’iniziativa culturale «Un capolavoro per Milano», promossa dal Museo Diocesano di Milano e aperta dal 24 novembre 2009 al 17 gennaio 2010, ci presenta una raffinata e dolcissima opera di Lorenzo Lotto realizzata durante il suo secondo soggiorno veneziano (1525 – 1533): la Natività. Il dipinto proviene dalla Civica Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, e il recente restauro del 2004 ne ha restituito l’originaria brillantezza cromatica, insieme con la data di esecuzione, 1530. Possiamo così collocare con certezza l’opera nel contesto e nel percorso artistico del pittore e comprenderne più profondamente il valore umano e l’originalità creativa. Il formato e le dimensioni (145x164 cm) suggeriscono che la tela fosse destinata alla parete di un palazzo privato: probabilmente i volti dei due pastori inginocchiati in primo piano in atto di adorazione semplice e discreta sono quelli dei committenti, forse due fratelli; sotto le giubbe agresti si intravede un abbigliamento curato da cui si intuisce una condizione sociale piuttosto agiata. La scena della Natività è descritta con una straordinaria naturalezza, e manifesta un momento felice di libertà dell’artista da rigidi schemi formali e iconografici, che invece legano altre sue composizioni; l’immagine ci mostra un interno dove i protagonisti dell’avvenimento: Maria, Giuseppe, i pastori, l’asino e il bue, due angeli, sono tutti raccolti attorno a un dolcissimo Bambino che gioca con l’agnello (dono dei pastori e nel contempo Agnello mistico). In penombra è accennato l’ambiente della povera capanna, che si intravede grazie a una fonte di luce dello sfondo attraverso porta e finestra: l’ambiente viene ad essere intimo e raccolto, di quella intimità che si stabilisce quando fioriscono i più profondi legami familiari. A questa dimensione intima e familiare viene invitato anche lo spettatore, che guardando la scena si trova a ridosso dei personaggi, tutti assemblati in primo piano. Proprio questa esperienza di umanità Lorenzo Lotto offre lungo il percorso della lunga esistenza, che l’ha portato a girovagare con animo inquieto tra terre venete, lombarde, marchigiane. Nato a Venezia nel 1480, è documentato a Treviso in rapporto con il circolo umanistico del Cardinale De’ Rossi. La chiamata dei padri domenicani a Recanati e poi il trasferimento a Roma per dipingere le stanze del nuovo appartamento di Giulio II fanno presupporre una carriera promettente per un artista giovane ma consapevole dei propri mezzi espressivi e tecnici. CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA SUL SIMBOLO ">>" QUI SOTTO
La settima edizione dell’iniziativa culturale «Un capolavoro per Milano», promossa dal Museo Diocesano di Milano e aperta dal 24 novembre 2009 al 17 gennaio 2010, ci presenta una raffinata e dolcissima opera di Lorenzo Lotto realizzata durante il suo secondo soggiorno veneziano (1525 – 1533): la Natività.
Il dipinto proviene dalla Civica Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, e il recente restauro del 2004 ne ha restituito l’originaria brillantezza cromatica, insieme con la data di esecuzione, 1530. Possiamo così collocare con certezza l’opera nel contesto e nel percorso artistico del pittore e comprenderne più profondamente il valore umano e l’originalità creativa.
Il formato e le dimensioni (145x164 cm) suggeriscono che la tela fosse destinata alla parete di un palazzo privato: probabilmente i volti dei due pastori inginocchiati in primo piano in atto di adorazione semplice e discreta sono quelli dei committenti, forse due fratelli; sotto le giubbe agresti si intravede un abbigliamento curato da cui si intuisce una condizione sociale piuttosto agiata.
La scena della Natività è descritta con una straordinaria naturalezza, e manifesta un momento felice di libertà dell’artista da rigidi schemi formali e iconografici, che invece legano altre sue composizioni; l’immagine ci mostra un interno dove i protagonisti dell’avvenimento: Maria, Giuseppe, i pastori, l’asino e il bue, due angeli, sono tutti raccolti attorno a un dolcissimo Bambino che gioca con l’agnello (dono dei pastori e nel contempo Agnello mistico). In penombra è accennato l’ambiente della povera capanna, che si intravede grazie a una fonte di luce dello sfondo attraverso porta e finestra: l’ambiente viene ad essere intimo e raccolto, di quella intimità che si stabilisce quando fioriscono i più profondi legami familiari.
A questa dimensione intima e familiare viene invitato anche lo spettatore, che guardando la scena si trova a ridosso dei personaggi, tutti assemblati in primo piano. Proprio questa esperienza di umanità Lorenzo Lotto offre lungo il percorso della lunga esistenza, che l’ha portato a girovagare con animo inquieto tra terre venete, lombarde, marchigiane. Nato a Venezia nel 1480, è documentato a Treviso in rapporto con il circolo umanistico del Cardinale De’ Rossi. La chiamata dei padri domenicani a Recanati e poi il trasferimento a Roma per dipingere le stanze del nuovo appartamento di Giulio II fanno presupporre una carriera promettente per un artista giovane ma consapevole dei propri mezzi espressivi e tecnici.
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