giovedì 2 ottobre 2008
«Ritengo che non se ne debba fare un totem: già adesso, se guardiamo la realtà dei fatti, ci sono tante scuole che nelle prime classi hanno l’insegnante prevalente». Così Massimo Di Menna, segretario della Uil-Scuola, nell’intervista pubblicata il 29 -09 su ilsussidiario.net. Guardare la realtà è certamente un modo ragionevole di affrontare una questione. Innanzitutto guardiamo all’Unione Europea, ai cui dettami tutti, in ogni circostanza, dal commercio di frutti esotici all’immigrazione, fanno riferimento. Addentrandosi nella banca dati della rete Eurydice sui sistemi educativi europei (http://eacea.ec.europa.eu/portal/page/portal/Eurydice/EuryPresentation) si fa una scoperta interessante: nessun paese prevede nella scuola primaria la pluralità dei docenti che vige in Italia nell’organizzazione modulare. AUSTRIA Per tutti e 4 gli anni della scuola primaria, c’è un maestro unico per classe + insegnante di religione e, in certi casi, insegnante di lavori tecnici e/o tessili. BELGIO (nl) Un maestro unico insegna normalmente tutte le materie. Talvolta, sono nominati insegnanti specifici per materie come musica, educazione fisica, religione ed etica non confessionale. BELGIO (FR) Generalmente un unico insegnante è responsabile di tutte le materie, eccetto per i corsi di filosofia, educazione fisica, lingua moderna. Talvolta accade, ma molto raramente, che alcuni insegnanti si specializzino e si suddividano le materie (assouplissement du titulariat). Questo avviene alla fine dell’istruzione primaria ESTONIA Nei primi 6 anni del ciclo di base (corrispondenti al livello primario) c’è un maestro unico (insegnante generalista) che insegna tutte le materie. FINLANDIA Nei primi 6 anni del ciclo di base (corrispondenti al livello primario), c’è generalmente un maestro unico che insegna tutte le materie. FRANCIA Maestro unico. Ci sono talvolta insegnanti negli ambiti artistici e sportivi, ma si tenta di “scoraggiare” queste iniziative. GERMANIA Maestro unico nel 1° e 2° anno; dal 3° anno vengono introdotti più maestri per le varie materie per abituarli al livello secondario. GRECIA Maestro unico. Maestro specialista per inglese e seconda lingua straniera, educazione fisica e musica. INGHILTERRA Maestro unico, generalmente annuale (cambia ogni anno). LITUANIA Maestro unico. Se il maestro non ha qualifiche specifiche vengono introdotti altri docenti per lingua straniera, danza, ecc. MALTA Maestro unico annuale (cambia l’anno successivo). Altri insegnanti per arte, musica, teatro, TIC, sviluppo personale e sociale, scienze ed educazione fisica. PAESI BASSI Maestro unico, ma le scuole possono avere docenti specialisti (es. per educazione fisica, religione, arte, musica, artigianato) PORTOGALLO Lo stesso insegnante accompagna la classe per tutto il primo ciclo del percorso obbligatorio (6 a 10 anni di età) REPUBBLICA CECA Generalmente, nel primo ciclo della struttura unica di base (corrispondente al livello primario), c’è un maestro unico (insegnante generalista); talvolta lingue straniere ed educazione fisica sono insegnate da un insegnante specifico. ROMANIA Un insegnante per classe. SLOVACCHIA Un insegnante + eventuali altri insegnanti (che insegnano anche in altre classi del primo o del secondo ciclo) per musica, disegno, educazione fisica, educazione tecnica. SPAGNA Maestro unico. Insegnanti specialisti per educazione fisica, musica, lingua straniera e per eventuali altre materie offerte dalla scuola SVEZIA In genere un insegnante per i primi 3 anni del ciclo unico (da 7 a 10 anni). UNGHERIA Maestro unico per i primi due anni e un altro maestro unico per i successivi due anni. D’altra parte ben l’han compreso i molti docenti (e dirigenti) di scuola primaria italiana che, dopo i primi anni di esperienza dei “moduli” (3 insegnanti equamente divisi su 2 classi,oltretutto difficilmente gestibili a livello organizzativo), hanno modificato la struttura passando via via all’insegnante prevalente (complice anche un emendamento alla legge 148/90 presentato dall’on Strick Lievers[i]) e poi a quello unico (sì, proprio così il maestro unico c’è già!) Corsico, Buccinasco, Novate Milanese, comuni del Nord, pochissimi chilometri da piazza del Duomo di Milano: dalla metà degli anni ’90 in alcune scuole ci si è ingegnati per porre rimedio ai danni di una legge che aveva soppresso il tempo “normale” nella scuola elementare, cioè un orario scolastico di 24 ore settimanali distribuito su 6 mattine (8.30-12.30) svolto da un solo insegnante. Complesso sarebbe elencare tutte le combinazioni orarie attuate che sono diverse nelle varie scuole a seconda delle competenze e delle passioni (condizione principe per raggiungere la competenza!) degli insegnanti, delle esigenze degli alunni, della locazione delle classi; un unico denominatore: il maestro prevalente. In alcuni casi (tuttora) gli insegnanti prevalenti esauriscono il loro orario (22 ore) in una classe, in altri l’insegnante prevalente, avendo la specializzazione in IRC o inglese, svolge 2 ore di insegnamento in un'altra classe. Le ore restanti, fino al raggiungimento delle 27 (o 30 ) previste, sono a carico di un insegnante che lavora in 2 classi (e per questo alcuni collegi docenti hanno previsto un incentivo economico) oppure di 2 insegnanti a part time (uno per classe). Anche l’abbinamento delle aree disciplinari è diversificato: l’insegnante prevalente-quasi unico insegna, oltre a scienze, religione cattolica (o inglese o musica), anche italiano e matematica per precisa scelta pedagogica; oppure italiano, storia, geografia,ed.civica, musica, arte. Le ore di contemporaneità sono destinate ad attività con piccoli gruppi di alunni per il rinforzo delle abilità di base (negli ultimi anni l’insegnamento dell’italiano agli stranieri) e al laboratorio di informatica in cui il numero delle postazioni è di molto inferiore a quello degli alunni della classe. In tutti i casi l’esperienza per gli alunni è stata e continua ad essere positiva sia in termini di soddisfazione che di apprendimento. La proposta del ministro Gelmini non è quindi una gran novità rispetto a quel che, in alcune scuole, è già in atto nel rispetto delle esigenze delle famiglie. Infine le 2 ore aggiunte all’orario di insegnamento potrebbero non essere un nostalgico ritorno al passato ma la constatazione che è poco ragionevole fare una riunione settimanale per mettere insieme ciò che, insegnato da una sola persona, lo sarebbe già. Lungo la penisola sono certamente tante le esperienze “creative” a questo riguardo. Sarebbe molto interessante farle conoscere; la rubrica de ilsussidiario.net "Insegnare NON stanca", a cura dell'associazione Diesse, offre spazio a chi desidera documentarle. 1. Nei primi due anni della scuola elementare, per favorire l'impostazione unitaria e pre-disciplinare dei programmi, la specifica articolazione del modulo organizzativo, di cui all'articolo 4, è di norma, tale da consentire una maggiore presenza temporale di un singolo insegnante in ognuna delle classi.(art 5/5)
«Ritengo che non se ne debba fare un totem: già adesso, se guardiamo la realtà dei fatti, ci sono tante scuole che nelle prime classi hanno l’insegnante prevalente». Così Massimo Di Menna, segretario della Uil-Scuola, nell’intervista pubblicata il 29 -09 su ilsussidiario.net. Guardare la realtà è certamente un modo ragionevole di affrontare una questione. Innanzitutto guardiamo all’Unione Europea, ai cui dettami tutti, in ogni circostanza, dal commercio di frutti esotici all’immigrazione, fanno riferimento.
Addentrandosi nella banca dati della rete Eurydice sui sistemi educativi europei (http://eacea.ec.europa.eu/portal/page/portal/Eurydice/EuryPresentation) si fa una scoperta interessante: nessun paese prevede nella scuola primaria la pluralità dei docenti che vige in Italia nell’organizzazione modulare.
Per tutti e 4 gli anni della scuola primaria, c’è un maestro unico per classe + insegnante di religione e, in certi casi, insegnante di lavori tecnici e/o tessili.
Un maestro unico insegna normalmente tutte le materie. Talvolta, sono nominati insegnanti specifici per materie come musica, educazione fisica, religione ed etica non confessionale.
Generalmente un unico insegnante è responsabile di tutte le materie, eccetto per i corsi di filosofia, educazione fisica, lingua moderna. Talvolta accade, ma molto raramente, che alcuni insegnanti si specializzino e si suddividano le materie (assouplissement du titulariat). Questo avviene alla fine dell’istruzione primaria
Nei primi 6 anni del ciclo di base (corrispondenti al livello primario) c’è un maestro unico (insegnante generalista) che insegna tutte le materie.
Nei primi 6 anni del ciclo di base (corrispondenti al livello primario), c’è generalmente un maestro unico che insegna tutte le materie.
Maestro unico. Ci sono talvolta insegnanti negli ambiti artistici e sportivi, ma si tenta di “scoraggiare” queste iniziative.
Maestro unico nel 1° e 2° anno; dal 3° anno vengono introdotti più maestri per le varie materie per abituarli al livello secondario.
Maestro unico. Maestro specialista per inglese e seconda lingua straniera, educazione fisica e musica.
Maestro unico, generalmente annuale (cambia ogni anno).
Maestro unico. Se il maestro non ha qualifiche specifiche vengono introdotti altri docenti per lingua straniera, danza, ecc.
Maestro unico annuale (cambia l’anno successivo). Altri insegnanti per arte, musica, teatro, TIC, sviluppo personale e sociale, scienze ed educazione fisica.
Maestro unico, ma le scuole possono avere docenti specialisti (es. per educazione
fisica, religione, arte, musica, artigianato)
Lo stesso insegnante accompagna la classe per tutto il primo ciclo del percorso obbligatorio (6 a 10 anni di età)
Generalmente, nel primo ciclo della struttura unica di base (corrispondente al livello primario), c’è un maestro unico (insegnante generalista); talvolta lingue straniere ed educazione fisica sono insegnate da un insegnante specifico.
Un insegnante + eventuali altri insegnanti (che insegnano anche in altre classi del primo o del secondo ciclo) per musica, disegno, educazione fisica, educazione tecnica.
Maestro unico. Insegnanti specialisti per educazione fisica, musica, lingua straniera e per eventuali altre materie offerte dalla scuola
In genere un insegnante per i primi 3 anni del ciclo unico (da 7 a 10 anni).
Maestro unico per i primi due anni e un altro maestro unico per i successivi due anni.
D’altra parte ben l’han compreso i molti docenti (e dirigenti) di scuola primaria italiana che, dopo i primi anni di esperienza dei “moduli” (3 insegnanti equamente divisi su 2 classi,oltretutto difficilmente gestibili a livello organizzativo), hanno modificato la struttura passando via via all’insegnante prevalente (complice anche un emendamento alla legge 148/90 presentato dall’on Strick Lievers[i]) e poi a quello unico (sì, proprio così il maestro unico c’è già!)
Corsico, Buccinasco, Novate Milanese, comuni del Nord, pochissimi chilometri da piazza del Duomo di Milano: dalla metà degli anni ’90 in alcune scuole ci si è ingegnati per porre rimedio ai danni di una legge che aveva soppresso il tempo “normale” nella scuola elementare, cioè un orario scolastico di 24 ore settimanali distribuito su 6 mattine (8.30-12.30) svolto da un solo insegnante.
Complesso sarebbe elencare tutte le combinazioni orarie attuate che sono diverse nelle varie scuole a seconda delle competenze e delle passioni (condizione principe per raggiungere la competenza!) degli insegnanti, delle esigenze degli alunni, della locazione delle classi; un unico denominatore: il maestro prevalente.
In alcuni casi (tuttora) gli insegnanti prevalenti esauriscono il loro orario (22 ore) in una classe, in altri l’insegnante prevalente, avendo la specializzazione in IRC o inglese, svolge 2 ore di insegnamento in un'altra classe.
Le ore restanti, fino al raggiungimento delle 27 (o 30 ) previste, sono a carico di un insegnante che lavora in 2 classi (e per questo alcuni collegi docenti hanno previsto un incentivo economico) oppure di 2 insegnanti a part time (uno per classe).
Anche l’abbinamento delle aree disciplinari è diversificato: l’insegnante prevalente-quasi unico insegna, oltre a scienze, religione cattolica (o inglese o musica), anche italiano e matematica per precisa scelta pedagogica; oppure italiano, storia, geografia,ed.civica, musica, arte.
Le ore di contemporaneità sono destinate ad attività con piccoli gruppi di alunni per il rinforzo delle abilità di base (negli ultimi anni l’insegnamento dell’italiano agli stranieri) e al laboratorio di informatica in cui il numero delle postazioni è di molto inferiore a quello degli alunni della classe.
In tutti i casi l’esperienza per gli alunni è stata e continua ad essere positiva sia in termini di soddisfazione che di apprendimento.
La proposta del ministro Gelmini non è quindi una gran novità rispetto a quel che, in alcune scuole, è già in atto nel rispetto delle esigenze delle famiglie.
Infine le 2 ore aggiunte all’orario di insegnamento potrebbero non essere un nostalgico ritorno al passato ma la constatazione che è poco ragionevole fare una riunione settimanale per mettere insieme ciò che, insegnato da una sola persona, lo sarebbe già.
Lungo la penisola sono certamente tante le esperienze “creative” a questo riguardo. Sarebbe molto interessante farle conoscere; la rubrica de ilsussidiario.net "Insegnare NON stanca", a cura dell'associazione Diesse, offre spazio a chi desidera documentarle.
nell'elenco proposto dall'articolo non è espresso il rapporto docente/ alunno. Sì perchè nelle nostre scuole, le aule non possono contenere più di 21 alunni,più l'insegnante, oppure hanno inventato i banchi a castello?( è un problema d'ordine pratico che non può essere trascurato) Quindi volendo ipotizzare il maestro unico, sarebbe auspicabile almeno che il taglio non prevedesse anche l'aumento di alunni per classe, questo sarebbe una rovina: Come fare scuola in un'aula di 30 ragazzini stipati come sardine e pretendere che un unico insegnante possa tenerli a bada, oltretutto oggi, che non sono più i bambini di una volta, ve li ricordate: zitti, muti, fermi, seduti e repressi. nel resto d'europa ci si dimentica dei bambini difficili, disabili, il maestro unico non può pensarci,non è un problema statale, ma locale e dove funziona; i programmi non sono articolati come i nostri e la qualità è comunque scarsa. facciamo attenzione a bonificare gli sprechi, non usiamo il disserbante. sarebbe come dire: da domani non usiamo più la corrente elettrica, torniamo alle candele.
L'articolo di Foschi si conclude con un invito che, se raccolto, potrebbe aiutare a comprendere meglio la questione. Diesse,che è un'associazione professionale con lo scopo primario di sostenere i docenti nel loro lavoro, desidera conoscere esperienze significative della scuola primaria in Italia in merito all'organizzazione modulare. Non dubito di quanto afferma il sig. Casamassima ma mi domando quante delle 150 classi indagate da IEA PIRLS-ICONA avessero la presenza di 3 o più docenti, oppure 2 (come nel tempo pieno) o invece avessero un insegnante prevalente, con una presenza di 20/22 ore, come le realtà di scuole statali citate nell'articolo. Voci autorevoli del mondo della scuola, della pedagogia,esperti di sistemi formativi, stanno esprimendosi sul maestro unico/prevalente e per lo più concordano con l'opportunità che, nell'età della scuola primaria, gli alunni mantengano l'unitarietà degli apprendimenti attraverso questa figura di riferimento. Le voci contrarie pare provengano solo da parte sindacale...La ragione la può dare solo l'esperienza: raccontiamo come è organizzata la nostra scuola, come si garantisce l'unitarietà dell'apprendimento con più docenti,come lavoriamo nelle ore di compresenza,...L'associazione Diesse desidera raccogliere e documentare le esperienze positive in atto nella scuola: sono certamente di più di quelle negative che fan notizia sui giornali!
Occorre anche essere onesti intellettualmente e ricordare che l'introduzione del modulo nella scuola elementare è scaturita dall'aumento di competenze e obiettivi richiesti dalla riforma dei programmi scolastici dell'85.Nei vecchi programmi,invece, gli obiettivi potevano essere ricondotti sostanzialmente al leggere, scrivere e far di conto, proprio perchè c'erano una molteplicità di agenzie educative(famiglie numerose con nonni,zie..attività parrocchiali..)legate al quotidiano del bambino che assolvevano ad una formazione legata alla vita di tutti i giorni.Ora che gran parte di queste agenzie educative hanno subito dei cambiamenti o sono entrate in crisi,la scuola ha avuto il compito di colmare anche queste lacune divenendo un'ancora sociale e non come denigrando si afferma un ammortizzatore sociale.Occorre ricordare che l'introduzione del modulo voluta dal legislatore è stata preceduta da approfondimenti e anni di sperimentazione.La scuola primaria italiana ha caratteristiche di eccellenza, come si evince dai confronti internazionali, risponde meglio degli altri Paesi alle necessità degli alunni con maggiore difficoltà di apprendimento,portatori di handicap.Tutto ciò è possibile grazie alla compresenza per alcune ore a settimana di due insegnanti in classe, mentre il primo "tiene" la lezione l'altro aiuta chi ha più bisogno o attua strategie di alfabetizzazione su alunni stranieri.Bisogna avere il coraggio di dire che la scuola el. con dedizione offre un servizio encomiabile
I confronti internazionali sono molto interessanti. Alla tabella da voi pubblicata si potrebbe affiancare quella dei dati IEA PIRLS-ICONA, ricerca che valuta le abilità di lettura dei bambini di nove anni. Questi dati pongono l'Italia seconda in Europa, dopo il Lussemburgo. Paesi come gli Stati Uniti o l'Inghilterra, solitamente additati come modelli dalla stampa male informata, sono al diciottesimo e diciannovesimo posto (undicesimo rispetto ai soli paesi europei). Cosa dovrebbe fare l'Itala? Proporsi come modello agli altri paesi nel campo dell'istruzione primaria, concentrando le proprie attenzioni sui gradi successivi di scuola, che la vedono più indietro nelle rilevazioni internazionali. Del resto anche il ministro Gelmini, solo pochi mesi fa, diceva di non voler cambiare la realtà funzionante del modulo. Poi è stata approvata la finanziaria e... il seguito lo conosciamo.
Abbiamo bisogno di veri maestri che rimettano al centro l'educazione come comunicazione di sé,cioè del proprio modo di rapportarsi con il reale.Abbiamo bisogno di scuole autonome che dal basso ripartendo da tentativi di risposta all'emergenza educativa possano indicare una prospettiva di cambiamento reale.Per questo l'autonomia delle scuole è tutta da incrementare fino all'assetto organizzativo e didattico.Per entrare nel merito del contributo odierno mi pare che il modello tedesco possa essere un punto di riferimento per la nostra discussione.La figura del maestro prevalente specialmente nei primi due anni del percorso formativo aiuta il bambino a vivere un percorso unitario.Negli altri anni è possibile che più maestri sviluppino una didattica centrata sulla personalizzazione.Altre possono essere le modalità organizzative valorizzando soprattutto l'apporto significativo dei laboratori per sviluppare gruppi di livello,elettivi e di compito.L'autonomia scolastica può e deve svolgere un ruolo determinante senza essere schiacciata da centralismi ministeriali.Occorre un nuovo inizio per tutta la scuola che non può partire dalle cose da fare.Occorre investire su una formazione che coinvolga le associazioni professionali degli insegnanti e dei dirigenti che hanno a tema la passione di educare.Insegnanti all'opera che rimettano al centro l'educazione come introduzione alla realtà e la scuola come luogo di scoperta e di comunicazione del bello,del vero,del buono presente nel reale.
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