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LETTURE/ Grossman, grazie al martirio l’uomo che muore trionfa sulla bestia che vive
LETTURE/ Grossman, grazie al martirio l’uomo che muore trionfa sulla bestia che vive
Michele Rosboch

mercoledì 30 giugno 2010

L’editore Adelphi pubblica, grazie alla pregevole traduzione di Claudia Zonghetti, una delle prime opere dello scrittore Vasilij Grossman, L’inferno di Treblinka. Si tratta di un agile libro-inchiesta (quasi una cronaca “giornalistica”, apparsa per la prima volta nell’autunno del 1944 sulla rivista russa Znamja), frutto dell'osservazione di prima mano dell’autore – all’epoca cronista di guerra fra i più apprezzati - entrato nel campo di Treblinka con l'armata rossa nel settembre del 1944. Nel libro l’autore di Vita e destino riporta con fedeltà il frutto dei racconti dei testimoni dell’inferno del lager, che era stato distrutto in seguito ad una rivolta dei prigionieri nell’agosto del 1943, dopo aver realizzato l’assassinio di tre milioni di persone fra ebrei, zingari e altri cittadini polacchi.


Il frutto dell’indagine di Grossman sarà perfino usato come documento al processo di Norimberga come prova dei crimini nazisti (anche se in seguito è risultato in certi punti impreciso ed addirittura erroneo a causa della concitazione delle testimonianze raccolte). È un quadro agghiacciante dell’abisso del male e della deformazione a cui può condurre l’ideologia: «Tutti questi esseri non avevano nulla di umano. Cervello, cuore e anima, parole, gesti e abitudini erano deformati, un’orrenda caricatura che ricordava a stento tratti, pensieri, sentimenti, abitudini, gesti umani. (…) Nel nuovo lager nulla era pensato per la vita, tutto era inteso per la morte» (pp. 15-16).


Nel libro emergono con chiarezza l’abominio e la turpitudine dei carnefici nazisti, animati dal progetto criminoso di contribuire alla “soluzione finale”, attraverso l’annullamento della volontà e della personalità dei prigionieri (tramite la “tortura della menzogna”), prima ancora della loro crudele eliminazione fisica: «Esseri umani nudi ai quali è stato tolto tutto restano tenacemente mille volte più umani delle bestie in divisa nazista che li circondano, continuano a respirare, a guardare e a pensare, i cuori battono ancora. Allora i tedeschi strappano loro di mano sapone e asciugamani. E li dispongono in fila per cinque» (p. 37).


Alle “bestie” naziste si contrappongono i “liberatori” sovietici: nel libro si afferma con nettezza la differenza fra i tedeschi-cattivi ed i sovietici-buoni, che verrà invece superata in Vita e destino, con la tragica denuncia sia dei crimini nazisti sia di quelli comunisti. Del resto, Grossman, in qualità di reporter, aveva vissuto in prima persona la battaglia di Stalingrado e la marcia su Berlino ed era rimasto impressionato dal fatto che l’Unione Sovietica, dopo tante atrocità, avesse rappresentato in quell’occasione “la giusta causa” della libertà: «Il potere. Carri armati e aerei, terre, città, cieli, ferrovie, leggi, giornali, radio: tutto è in mano loro. Il mondo tace, schiacciato, asservito dai banditi in camicia bruna che lo hanno in pugno. Eppure a molte migliaia di chilometri, sulle rive lontane del Volga, l’artiglieria sovietica tuona ancora, proclamando ostinatamente la volontà del popolo russo di lottare fino alla morte per la libertà, e risvegliando, chiamando alla lotta i popoli del mondo» (p. 28).

 

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