Porto-Juventus/ La vittoria di Allegri nel ristorante della Champions League

Redazione

La Juventus sbanca Porto vincendo 2-0 nell'ottavo di Champions League: Allegri azzecca i cambi ma soprattutto manda un segnale forte a seguito dell'esclusione di Leonardo Bonucci

Pubblicazione: giovedì 23 febbraio 2017

Sono passati quasi quattro anni da quel 11 aprile 2013. Juventus-Bayern Monaco 0-2: i bianconeri salutano la Champions League senza riuscire a segnare alla corazzata tedesca (e subendo quattro gol) e quasi senza tirare in porta. A fine partita Antonio Conte pronuncerà la fatidica frase: “Quando ti siedi in un ristorante dove si pagano 100 euro non puoi pensare di mangiare con 10”. Quattro anni dopo la Juventus ha giocato una finale di Champions League e, sfiorata l’impresa con quello stesso Bayern Monaco, è ad un passo dai quarti di finale avendo vinto sul campo del Porto. Un 2-0 arrivato nella serata in cui Leonardo Bonucci è stato spedito in tribuna per la furibonda lite con Massimiliano Allegri, della quale si è ampiamente parlato. Allegri: un allenatore che, quando arrivò a Vinovo, fu ampiamente criticato (per usare un eufemismo). Trascorsi rossoneri, aziendalista, cattivo gestore delle emergenze: gli dissero di tutto. Soprattutto, Allegri non era Conte, l’allenatore dei tre scudetti consecutivi, la bandiera (13 anni da giocatore) in grado di risollevare la Juventus da due campionati mediocri e portarla a dominare in Italia, con tanto di record di punti e finale di Coppa Italia. Oltre che ai quarti della Champions League. Chissà quanti di quei tifosi che allora osteggiarono la scelta di Allegri sarebbero pronti a fare oggi dietrofront; o anche solo a ricordare che c’è stato un momento in cui il tecnico livornese non era gradito. La verità è che quella di Porto è la sua vittoria: sarebbe già scontato nel leggere il tabellino. Entra Pjaca e cinque minuti dopo sblocca la partita, entra Dani Alves e in un minuto la chiude. Ma i cambi si possono azzeccare o meno, a volte dipende dalla fortuna e per un esempio del genere c’è, ad esempio, una sostituzione Alex Sandro-Dybala che rischiava di compromettere il quarto di Coppa Italia; la vittoria di Allegri è iniziata quando, nonostante la mediazione dei senatori, la sua decisione di spedire Bonucci in tribuna è rimasta irrevocabile. Ha imparato velocemente la lezione: alla Juventus, come nelle grandi squadre e nelle società solide, esistono sostanzialmente due regole. La prima: se sgarri paghi, a prescindere dal nome. La seconda: la squadra, intesa come gruppo e realtà, viene prima del singolo. Ha preso una scelta difendendola fino in fondo; pur nell’ammettere una sua parte di colpa ha tenuto botta, è arrivato a Porto con due centrali in condizione fisica precaria e ha vinto la partita, ipotecando il passaggio del turno. Chapeau: si può dire che si preferiva il calcio aggressivo di Conte o che i suoi modi spicci e sanguigni provocano moti di nostalgia, così come non si può negare che il 2-0 del Do Dragao non ci sarebbe stato senza il tris tricolore del salentino. Sacrosanto e pure giusto; resta il fatto che adesso la Juventus avrà anche più di 10 euro in tasca, ma se un po’ ce li ha messi Higuain e altri Dybala una buona parte del conto, alla fine della cena, la paga Allegri. 

(Claudio Franceschini)

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