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TEMPI/ Camisasca: il mio Te Deum per il 2009
TEMPI/ Camisasca: il mio Te Deum per il 2009
Massimo Camisasca

giovedì 31 dicembre 2009

Trovare delle ragioni per ringraziare vuol dire trovare uno sguardo nuovo sulla realtà, uscire dalla scontatezza con cui guardiamo la vita, uscire dagli schemi mutuati dalla sociologia, dal cosiddetto realismo che non è che la maschera della disperazione, dalla superficialità grigiastrache domina il discorso pubblico.

 

Cominciamo dalle cose che ci sono, non dalla crisi, da ciò che manca. Bisogna avere il coraggio di ricominciare dalle radici. Esse sono lo sguardo dell’infanzia. Un bambino può vedere ciò che un adulto non sa più scorgere, perché non ha gli occhi appannati dalla scontatezza e dalla pretesa. Se guardiamo così le cose semplici che costituiscono l’architrave dell’esistenza, pur con tutta la sua drammaticità e problematicità, possiamo trovare un nuovo punto di appoggio per affrontare la vita e le sue crisi.

 

La prima cosa per cui ringrazio è che torna il sole al mattino. Fa quasi ridere dirlo, siamo talmente abituati a dare per scontato questo miracolo quotidiano, ma forse chi ha vissuto un po’ di insonnia può capire ciò che dico. Chi non dorme di notte, o comunque non dorme alcune notti, è assalito dalla grande paura, verso le quattro del mattino, che il sole non ritorni, che il buio si prolunghi all’infinito. Non è un po’ questa l’angoscia sotterranea di tanta letteratura recente, da Aspettando Godot a Il deserto dei tartari? Il sospetto mortale che l’attesa non abbia fine…

 

Poi ringrazio che esistono sulla terra i fiori. Esistono sulla terra i colori. Quando finisce la notte, il bene è reso visibile in questi milioni, miliardi di piccoli esseri il cui scopo principale è essere belli. Sono la presenza elementare del bene che Dio ha regalato a tutti. Tutti possono godere dei fiori e dei colori. Ricordiamo l’espressione di Gesù, che Dio fa piovere sui buoni e sui cattivi, sui giusti e sugli ingiusti (Mt 5,45).

 

Non è straordinario questo? Perché questa abbondanza che rende un qualsiasi prato un tappeto di colori? Perché così tanta varietà, le infinite sfumature del verde delle piante? Imparo da questa sovrabbondanza che Dio è gratuità. Esiste ancora in molti cuori il valore, il peso e l’esperienza della gratuità. Anche noi uomini possiamo partecipare della gratuità di Dio. Penso per esempio alle Famiglie per l’Accoglienza, alla comunità Cometa di Como, a chi, come loro, accoglie i bambini che non hanno casa. Ci sono esempi concreti di gratuità che testimoniano la sorgente da cui rinasce la vita.

 

Ogni volta che mi confesso sono invaso dalla gratitudine per questo immenso dono. Addirittura il peccato, ciò che è oggettivamente male nella nostra vita, molto più che ogni disgrazia e malattia, può essere perdonato. Da questa esperienza nasce una straordinaria libertà, la possibilità di risalire alla luce da qualsiasi punto in cui siamo caduti. «Laddove è abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia» scrive san Paolo nella lettera ai Romani (Rm 5,20).

 

Vale la pena di ascoltare il seguito della lettera: «Che diremo dunque? Continuiamo a restare nel peccato perché abbondi la grazia? È assurdo!» (Rm 6,1). Il perdono di Dio mette dentro di noi un profondo desiderio di conversione, di cambiamento. Don Giussani ha scritto: «Moralità è guardare Cristo». Guardo Cristo domandando di amarlo, di non peccare più.

 

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