ELUANA/ Fisichella: le false libertà attaccano ancora la vita e la cosa pubblica
martedì 9 febbraio 2010
Il 9 febbraio dell’anno scorso Eluana Englaro si spegneva nel suo letto all’interno della casa di riposo “La Quiete” di Udine. Diciassette anni prima un incidente aveva cambiato la sua vita e quella dei suoi familiari, costringendola in un letto d’ospedale, alimentata da un sondino. La battaglia legale vinta dal padre per interrompere l’alimentazione aveva angosciato e diviso il Paese, in un dibattito spesso aspro di cui è ancora vivo il ricordo. Nel primo anniversario della morte Mons. Rino Fisichella torna per ilsussidiario.net su quella vicenda e sulle conseguenze che ne sono derivate.
Cosa ha significato la tragedia umana di Eluana Englaro per il nostro Paese?
La vicenda di Eluana Englaro è una pagina molto triste della nostra storia. Una ragazza gravemente malata, ma viva, è stata privata dell’alimentazione, disidratata, esposta, contrariamente a quanto si dice, a grandi sofferenze e condotta alla morte. Una storia resa ancor più triste dalla strumentalizzazione politica a cui è stata sottoposta questa vicenda umana. A livello giuridico dovremmo aver imparato che in un Paese democratico il vuoto legislativo non si riempie attraverso le sentenze, ma attraverso l’azione peculiare del Parlamento, che deve intervenire senza pressioni, per giungere a soluzioni condivise.
Quali conseguenze ha portato con sé quello che è accaduto?
Questo fatto ha lacerato il nostro tessuto sociale, soprattutto perché la popolazione non è stata informata in maniera corretta. Ed è evidente che se l’informazione non è coerente con le conoscenze a disposizione il giudizio delle persone cambia. In questi giorni i mezzi di comunicazione danno finalmente spazio a una notizia scientifica importante. In Belgio, alcuni medici hanno dimostrato la possibilità di verificare l’attività cerebrale, anche se minima, delle persone che si trovano in uno stato cosiddetto vegetativo, termine che, tra l’altro, non mi sembra corretto.
Perché?
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