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TURCHIA/ Il nunzio su Padovese: ucciso l’uomo del dialogo, ma la testimonianza continua
TURCHIA/ Il nunzio su Padovese: ucciso l’uomo del dialogo, ma la testimonianza continua
Redazione

venerdì 4 giugno 2010

 

Era in partenza per Cipro, Mons. Luigi Padovese, dove avrebbe incontrato il Papa. Stava probabilmente lasciando la città di cui è vescovo, Iskenderun, in Anatolia, ma il gesto folle e assassino del suo collaboratore e autista, che accusava disturbi psichici, ha messo fine alla sua vita.

Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia e presidente della Conferenza episcopale turca, è stato accoltellato ieri nella sua abitazione. Un crimine che ha subito fatto pensare ad un omicidio politico, o a sfondo religioso, facendo tristemente riandare la memoria di tutti al caso di don Andrea Santoro, ucciso il 5 febbraio 2006 per mano di un fondamentalista. Ma non è così, dice il nunzio apostolico, Mons. Antonio Lucibello, raggiunto al telefono dal sussidiario. «L’aspetto religioso è assolutamente estraneo al fatto, e ci tengo a sottolinearlo» - dice l’alto prelato. Versione confermata dalle dichiarazioni rilasciate in serata da Padre Lombardi, capo ufficio stampa della Santa sede.

 

Monsignor Padovese era nato a Milano nel 1947. Ordinato sacerdote nel 1973, religioso cappuccino, aveva insegnato Patristica alla Pontificia Università dell’Antonianum di Roma, poi alla Gregoriana e all’Accademia Alfonsiana. Visitatore del Collegio Orientale di Roma per la Congregazione delle Chiese Orientali, era stato infine nominato vicario apostolico dell’Anatolia e vescovo titolare di Monteverde l’11 ottobre 2004 e infine consacrato a Iskenderun il 7 novembre. Aveva celebrato, nel 2006, i funerali di don Andrea Santoro. L’anno scorso ilsussidiario.net lo aveva intervistato, durante la sua visita ad limina a Roma. «Alla Chiesa universale - era stato il suo appello - chiediamo per il nostro bene di tenere gli occhi puntati sulla nostra realtà».

 

Eccellenza, non si conoscono ancora i moventi che hanno portato all’uccisione di Mons. Padovese. Potrebbe trattarsi di fanatismo anticristiano o di persecuzione?

 

No, lo nego assolutamente. L’aspetto religioso è assolutamente estraneo al fatto. Capisco che da parte vostra sia l’interpretazione più immediata e facile, e anche la più sensazionale, ma io lo sto ripetendo a tutti quelli che in queste ore mi stanno chiamando, e ci tengo a sottolinearlo: non c’è nessuna relazione tra il fatto Santoro (l’uccisione di don Andrea Santoro, il 5 febbraio 2006 nella chiesa di Trebisonda sul Mar Nero, ndr) e il fatto Padovese.

 

Qual è il suo ricordo personale di Mons. Padovese?

 

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