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Novamont/ Qual è l'azienda che produce i sacchetti biodegradabili: l'attacco di Borgonzoni (Lega)

Raffaele Graziano Flore

Novamont, qual è l'azienda che produce i sacchetti biodegradabili. E' “amica” di Renzi? Finita nella bufera per il caso delle buste tassabili: le ultime notizie sul caso
Supermercato, l'interno di un negozio (Pixabay)

Pubblicazione: mercoledì 3 gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento: mercoledì 3 gennaio 2018, 22.11

Continua a fare discutere l’ambiente politico e il web la decisione di fare pagare una piccola “tassa” sull’utilizzo nei supermercati dei sacchetti di plastica biodegradabili. In particolare, dibattito aperto sulla Novamont: l’ad dell’azienda è Catia Bastioli, amica di Matteo Renzi, leader del Partito Democratico e ex premier. La battaglia politica ha coinvolto anche questo tema e Lucia Borgonzoni, esponente di spicco della Lega, ha commentato così la vicenda su Facebook: “Certo che se si voleva essere veramente ambientalisti, si poteva copiare da altre Nazioni....riutilizzabili, lavabili in lavatrice a 30°, su cui attaccare e staccare le etichette con i prezzi”. Un'alternativa che, secondo la politica, avrebbe consentito maggiore efficienza. Ma non solo, ecco l'attacco: "Ma poi come faceva MISS LEOPOLDA, la manager dei sacchetti bio? Così si rischia solo di aumentare gli imballaggi (poco ecologici, comunque siano fatti)!". (Agg. Massimo Balsamo)

LA REPLICA DI STEFANO CIAFANI

La polemica sui sacchetti biodegradabili per alimenti freschi e sfusi a pagamento, continua senza tregua e in ultimo si sarebbe diffusa la voce secondo la quale la norma sarebbe un "regalo" ad un'amica di Matteo Renzi, Catia Bastioli, ad della Novamont e considerata "l'unica (azienda) a produrre sacchetti biodegradabili". Su questo aspetto Repubblica.it ha voluto fare piena chiarezza ed ha intercettato Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente, il quale ha negato che la legge vada a vantaggio esclusivo di questa ditta: "Quella del monopolio è un'accusa senza fondamento, le bioplastiche le fanno le maggiori aziende al mondo e anche la difficoltà di approvvigionamento è pretestuosa", ha dichiarato. La norma, a sua detta, indubbiamente comporterà un aumento del fatturato delle aziende che producono bioplastiche, ma la Novamont, pur essendo leader italiano nel settore non sarebbe certamente l'unica a usufruirne. "Ci sono anche altre aziende a produrre sacchetti biodegradabili. Ma soprattutto all'estero le bioplastiche sono prodotte anche da colossi come Basf", ha chiarito Ciafani, mettendo a tacere le polemiche. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

IL CASO DEI SACCHETTI BIODEGRADABILI

La vicenda è diventata ufficialmente il primo “caso” del nuovo anno e ha monopolizzato (e pure polarizzato nettamente in due fazioni) i social network che il relativo hashtag è stato diverse ore fra i Top Trends di Twitter: l’obbligo scattato dal 1° gennaio per tutti i consumatori non solo di utilizzare nei supermercati i sacchetti di plastica biodegradabili ma anche di pagare una piccola “tassa” (che in media varia da 1 a 3 centesimi) ha fatto insorgere migliaia di persone e soprattutto alcune associazioni di categoria, mentre intanto alcuni quotidiani hanno messo in evidenza come, a loro dire, l’emendamento in questione favorirebbe la Novamont, la ditta produttrice dei sacchetti dalla discordia dato che l’ad dell’azienda chimica attiva nel settore delle bioplastiche è quella Catia Bastioli, da tempo considerata figura vicina all’ex premier Matteo Renzi (il quale intanto ha replicato in un lungo post su Instagram) anche per aver partecipato a una delle edizioni della Leopolda. Intanto, sempre sui social network, pare essere già scattata l’operazione “fatta la legge, trovato l’inganno” con tanto di foto che mostrano come aggirare il nuovo obbligo ed evitare di utilizzare le buste in plastica trasparente.

L'EMENDAMENTO DEL PD AL DL MEZZOGIORNO

Ma da dove nasce questo provvedimento (peraltro risalente all’estate scorsa) entrato in vigore nel 2018? Nel DL Mezzogiorno che l’attuale esecutivo ha presentato il 3 agosto scorso c’era un emendamento a firma Stella Bianchi (deputata del Partito Democratico) e che all’epoca era passato un po’ sottotraccia e in base al quale si recepiva una direttiva europea in materia: ad ogni modo, alcuni oggi fanno notare che la stessa direttiva comunitaria consentiva di “esonerare” dal novero gli involucri destinati ai prodotti alimentari, tanto è vero che in Europa solo la Francia ha emanato una legge sul modello di quella attualmente in vigore nel nostro Paese. Ecco anche perché impazza la "battaglia" tra coloro che sostengono che l’uso (e il pagamento del prezzo) del sacchetto non cambieranno di una virgola quanto accadeva fino ad ora e chi invece ne ha fatto una questione di principio, sostenendo che boicotterà la legge anche per evitare che a guadagnarci siano le azienda coinvolte, tra cui la suddetta Novamont di Novara che aveva brevettato i suddetti sacchetti di MaterBi, un materiale biodegradabile a base di mais: quest’ultima deterrebbe una quota pari all’80% dell’intero mercato (dato peraltro smentito) ed è stato stimato che il giro di affari totale (tenendo conto che il costo medio di una busta è di 2 centesimi) sarà di circa 400 milioni di euro l’anno. Inoltre, come accennato, tra coloro che hanno annunciato intenzione di opporsi quando andranno a fare la spesa c’è chi ha suggerito di applicare lo scontrino su ciascun frutto o porzione di verdura in modo da non ricorrere ai sacchetti e “far impazzire” anche le cassiere dei supermercati.

LE CRITICHE DEL CODACONS E LA REPLICA DI RENZI

Certo, dall’utilizzo delle biste di MaterBi potrebbero derivare alcuni benefici soprattutto in termini di impatto ambientale, ma con l’approssimarsi della nuova tornata elettorale il caso è diventato eminentemente politico e se il Codacons parla di un nuovo “balzello”, difendendo le ragioni dei consumatori e facendo i conti in tasca per chi va a fare la spesa c’è chi ha messo nel mirino lo stesso Matteo Renzi per via della sua presunta “amicizia” (come scrivono alcune testate) con l’ad di Novamont. A tal proposito, va comunque registrata la replica del segretario del Pd, arrivata nelle ultime ore attraverso il suo profilo Instagram (@matteorenzi). Infatti, l’ex Presidente del Consiglio ha postato una foto in cui c’è uno dei “meme” usati contro di lui (il suo volto applicato sull’ovale di una donna e sotto la scritta “Lei è Bernarda Renzi, cugina di terzo grado di Matteo Renzi”) e allegandovi una lunga didascalia in cui replica alle accuse: “L’ultima che sta girando molto via sms è che avrei organizzato un complotto per aiutare miei amici e cugini di terzo grado impegnati nella fabbricazione dei sacchetti” attacca Renzi che spiega come il Governo abbia attuato la direttiva di cui sopra per combattere l’inquinamento “alla luce degli impegni che abbiamo preso a Parigi”, mentre a proposito del fatto che la Novamont sia una azienda “amica” del PD ricorda che ci sono 150 aziende in Italia che fabbricano sacchetti di quel tipo e che l’interno era quello di non lasciare questo business nelle mani dei competitor internazionali. “Chi vuole inventare bugie si accomodi pure, noi non lo seguiremo. Buon complotto a tutti” è poi la chiusa ironica del segretario.