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DELITTO NOVI LIGURE/ Solo il perdono può far espiare a Omar il male commesso
DELITTO NOVI LIGURE/ Solo il perdono può far espiare a Omar il male commesso
Alessandro Banfi

giovedì 4 marzo 2010

Un anno fa circa Matrix presentò ai telespettatori di Canale 5 un documento impressionante: i colloqui di Erika e Omar con gli psicologi in carcere, registrati dopo l’arresto. Quel delitto terribile, l’uccisione della madre e del fratellino di Erika, compiuto ormai nove anni fa, veniva lì raccontato e descritto dai protagonisti con un corredo impressionante di ragioni che non spiegavano. Le canne, il loro amore chiuso e folle, la noia… Tra i due Erika appariva spietatamente inconsapevole e insieme molto ferma e convinta, Omar a tratti sembrava un bambinone frastornato da un evento più grande di lui, come se la marijuana e il sesso l’avessero travolto, rubandogli l’arbitrio, la coscienza, la capacità di intendere e di volere, in senso lato, non tecnico quindi né giuridico.

 

Da oggi Omar Favaro, condannato a 14 anni per il delitto, è un uomo libero. E’ giusto che accada, anche se può scandalizzare. Perché l’orrore di quella scena, una madre e un fratello, senza colpa, uccisi con coltelli da cucina e a mani nude, non ci abbandona. E tuttavia la giustizia ha saldato il suo conto, resta il problema: Omar ha espiato? Ha capito che cosa ha davvero fatto quella mattina di febbraio del 2001? Finito il conto matematico degli anni da scontare, è realmente finito il suo percorso di riabilitazione? La colpa, tanto più quando è gravissima, sembra sempre soverchiare con la sua forza l’individuo stesso che l’ha commessa.

 

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