IDEE/ La profezia di Del Noce, la nostra è la società più “marxista” di tutte
Michele Lenoci
mercoledì 30 dicembre 2009
Augusto Del Noce – del quale si ricorda il decennale della morte, mentre nel 2010 si celebrerà il centenario della nascita – ha avuto uno strano destino dal punto di vista dell’incidenza culturale e politica: durante la sua vita, è stato abbastanza isolato e solitario nel panorama intellettuale e filosofico italiano ed è stato marginale anche rispetto alle correnti dominanti del mondo cattolico (al quale egli pur si sentiva di appartenere intrinsecamente), se si esclude l’accoglienza cordiale, densa di stima e amicizia, ricevuta dal movimento di Comunione e Liberazione e da lui ampiamente ricambiata.
Da alcuni anni, invece, la sua figura e il suo pensiero sono fatti oggetto di studio, danno luogo a molti approfondimenti e ricevono consensi da destra, come da sinistra. Per molto tempo è stato visto, nel bene e nel male, come un ideale Anti-Bobbio, anche se tra i due non c’era certamente animosità, né tampoco inimicizia, al di là delle letture sicuramente differenti della realtà culturale italiana e degli sbocchi filosofici della contemporaneità. Oggi si può dire che il suo isolamento, più che allo stile certamente arduo e complesso o all’erudizione di cui erano intrise le sue pagine, anche quelle che avrebbero dovuto apparire più “leggere”, sia dovuto soprattutto a un fatto: in molte questioni è stato profetico.
In anni in cui il marxismo era ritenuto inevitabilmente vincente, permeava di sé le analisi sociali e politiche ed era ritenuto un ingrediente indispensabile per ogni riflessione culturale, sicché anche molti cattolici, vedendo in esso solo un’eresia cristiana, cercavano vie e forme per un dialogo filosofico e per una (più o meno compromissoria) collaborazione politica, Del Noce, attraverso un’analisi puntuta e implacabile, ne preannunciava la crisi e prevedeva come esito non una società più giusta e solidale, ma un nichilismo consumistico, pago di sé e privo del senso del peccato.
Dei molti spunti, che si potrebbero richiamare per la riflessione attuale, mi limiterò a ricordarne solo alcuni: il metodo di indagine, la valutazione del pensiero moderno e della sua parabola e il giudizio sul marxismo, decisivo per comprendere i successivi sviluppi della società italiana.
Del Noce non appartiene alle tradizionali correnti dei pensatori cristiani, non la neoscolastica e neppure lo spiritualismo, né si cimenta direttamente con i tradizionali problemi della metafisica, quali l’esistenza e la natura di Dio, la spiritualità o l’immortalità dell’anima, ma a tali questioni perviene attraverso un lungo percorso di storia delle idee, in cui cerca di ricostruire le movenze del pensiero moderno o i suoi esiti novecenteschi, adottando un metodo che potremmo definire “essenzialistico”, in quanto nei pensatori e nelle correnti esaminati le sue analisi afferrano la struttura essenziale di fondo e ne colgono le connessioni quasi necessarie con i successivi sviluppi e gli esiti finali, i quali spesso sono contrari a quelli che ci si sarebbe attesi, grazie a un processo che vichianamente viene chiamato di “eterogenesi dei fini”.
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