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MARIO TOBINO/ Il medico amato dai "matti" e odiato dai "benpensanti"
MARIO TOBINO/ Il medico amato dai "matti" e odiato dai "benpensanti"
Laura Cioni

martedì 9 febbraio 2010

 

Allora Tobino cerca alleati, scrive. Isolato come retrivo, assiste al graduale smantellamento del manicomio, all’abuso degli psicofarmaci, all’abbandono di tanti malati sul territorio, alla loro morte senza alcuna assistenza. E deve cedere all’avvento della legge 180: l’ideologia è più forte e non chiude solo i manicomi, impedisce quella compassione, quella vita comune in cui il dolore viene arginato e seguito giorno dopo giorno.

Nascono dall’indignazione e dalla tenerezza di Tobino le storie vere di tanti matti, celate sotto il velo del segreto professionale, guardati con gli stessi occhi con cui guarda il paesaggio collinare: tronchi di vite umane intrecciati con l’azzurro del mistero, che prende spesso i toni cupi delle allucinazioni, delle fobie, della malinconia, ma vede talvolta anche il miracolo della remissione o della lenta risalita dal fuoco delle crisi. Tutto questo è il materiale dei libri in cui viene documentata la dedizione degli infermieri e delle suore, dei medici e del personale, i loro errori, le loro liti, le loro diversità nell’assistenza dei pazienti.

Ma la protagonista è la malattia mentale, una per ogni malato, imprevedibile e, violenta o sedata, sempre impenetrabile.

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