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SAN GIUSEPPE/ La figura d’uomo più povera e più bella del cristianesimo
SAN GIUSEPPE/ La figura d’uomo più povera e più bella del cristianesimo
Laura Cioni

venerdì 19 marzo 2010

Il 19 marzo è la festa di san Giuseppe. I Vangeli sono molto sobri su di lui, ma la sua funzione di guida e di protezione di Gesù Bambino e della Madonna è più volte messa in luce.

La liturgia ambrosiana dedica alla Sacra Famiglia uno dei suoi più prefazi più belli:

 

“Il tuo unico Figlio, venendo ad assumere la nostra condizione di uomini, volle far parte di una famiglia per esaltare la bellezza dell’ordine da te creato e riportare la vita familiare alla dignità alta e pura della sua origine. Nella casa di Nazareth regna l’amore coniugale intenso e casto; rifulge la docile obbedienza del Figlio di Dio alla vergine Madre e a Giuseppe, l'uomo giusto a lei sposo; e la concordia dei reciproci affetti accompagna la vicenda di giorni operosi e sereni. O famiglia nascosta ai grandi della terra e alla fama del mondo, più nobile per le sue virtù che non per la sua discendenza regale! In essa, o Padre, hai collocato le arcane primizie della redenzione del mondo”.

 

Anche la tradizione della Chiesa dedica allo sposo di Maria litanie e preghiere, tra le quali una, scritta in un linguaggio di sapore ottocentesco:

 

“A Te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, insieme con quello della tua santissima Sposa. Deh! Per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo sangue, e col tuo potere ed aiuto soccorri ai nostri bisogni.

 

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