PAPA/ Il genocidio armeno? Solo la misericordia risana le ferite, non la guerra

Roberto Graziotto

Dopo l'udienza con il sinodo patriarcale della Chiesa armeno-cattolica, oggi Francesco presiede una messa in ricordo della dello sterminio degli armeni cento anni fa. ROBERTO GRAZIOTTO

Pubblicazione: domenica 12 aprile 2015

LIPSIA — Il dibattito sul "genocidio" — termine richiesto dall'Armenia e rifiutato dalla Turchia —  del popolo armeno e così di tantissimi cristiani, non perde mai di attualità. Il 24 aprile ricorrerà il centenario del suo inizio (1915-1918). Sono già stato in Armenia due volte e il 28 aprile ci ritornerò con sei ragazzi della nostra scuola come coordinatore del gemellaggio con una scuola di Yerevan,  capitale dell'Armenia, voluto dal ministero della Cultura della Sassonia-Anhalt, che a sua volta ha un gemellaggio (a livello del Land) con la repubblica armena.

Qualche tempo fa il sito del telegiornale tedesco Tagesschau ha proposto un servizio su un autore tedesco, Jürgen Gottschlich, che ritiene che gli alleati tedeschi di allora — i due regni, quello osmanico e quello tedesco, erano per l'appunto alleati — avevano saputo molto sui piani di sterminio della popolazione armena, ma non intervennero neppure quando a Berlino divenne del tutto chiaro che non si trattava solo di piani, ma di una loro realizzazione, nei termini di un massacro e di una deportazione in grande stile. Il risultato è noto a tutti: un milione e mezzo di morti. 

Nel suo blog, il corrispondente della Berliner Zeitung lo scorso 30 marzo ha dato la notizia che papa Francesco, per intervento della Turchia, avrebbe rinunciato ad un viaggio a Yerevan previsto per il 24 di aprile. Al suo posto, ha detto il giornale turco Vatan, verrà celebrata in Vaticano una santa messa in rito armeno. Già come arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio, dice ancora il blog sopra citato, parlò del massacro degli armeni come di un genocidio. Nel 2013 avrebbe ripetuto questa sua affermazione in Vaticano come papa, facendo arrabbiare i turchi, che hanno definito l'espressione papale "del tutto inaccettabile", mentre il giornale turco Hürrijet riportava l'affermazione del vescovo ortodosso armeno Sebuh Tschuldijan, che avrebbe definito il massacro una "verità storica". Comunque questi fatti e commenti non devono essere sovrainterpretati, visto che il 28-30 novembre 2014 papa Francesco ha visitato il popolo turco riscuotendo grande successo e simpati, e incontrando anche il presidente Recep Tayyip Erdogan. 

A riaccendere l'attenzione sul problema è stato senza dubbio il discorso di Francesco al sinodo patriarcale della Chiesa armeno-cattolica, ricevuto in udienza giovedì scorso, 9 aprile. In quella occasione il papa ha usato parole teologicamente drastiche come "dramma", "tenebre del mysterium iniquitatis", ma non ha usato la parola "genocidio". Non per paura, ma semplicemente perché intuisce il grande bisogno degli armeni di non sentirsi solo un popolo di sconfitti, ma un popolo con una speranza — una speranza difficile da articolare, date le condizioni di povertà del paese, ma non per questo meno necessaria. 

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