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FINANZA/ Mentre Goldman Sachs festeggia, i lavoratori restano al verde
FINANZA/ Mentre Goldman Sachs festeggia, i lavoratori restano al verde
Mauro Bottarelli

venerdì 22 gennaio 2010

Sono appena rientrato a Londra dopo un periodo in Italia e devo ammettere che, con tutta probabilità, ho sbagliato la gran parte delle mie valutazioni. Appena arrivato, un amico che lavora in una investment bank mi ha accolto con un sorriso smagliante annunciandomi il suo prossimo viaggio alle Florida Keys con la famiglia, frutto di un bonus molto generoso.

 

Sono ovviamente felice per lui, il problema è che questi bonus così generosi non sono figli di un bull market o, meglio ancora, della ripresa, ma sono figli dell’inganno: mentre chiunque avrebbe scelto atteggiamenti hedging per portafogli clienti dai 500mila dollari in su, qui si è giocato a poker con la Borsa. Facendo soldi a palate, mentre il tasso di disoccupazione del Regno Unito è ai livelli pre-Thatcher.

 

D’altronde, se Goldman Sachs annuncia 16 miliardi di dollari di bonus per il proprio staff, dopo aver fatto gridare allo scandalo per aver ottenuto soldi dai contribuenti, un motivo ci sarà. Si chiama flash trading, si chiama essere controparte dei contratti che vedono piazzati qua e là per il mondo i titoli di debito Usa, si chiama posizione dominante. Il bello è che hanno il coraggio di dire che le paghe e i bonus sono più bassi di quelli del 2008: peccato che, con il mondo in crisi nera, lo stipendio medio di un dipendente sia di 498.246 dollari.

 

Vi pare poco? Ma vediamo un po’ chi ha fatto soldi oltre ai preveggenti di Goldman. Sicuramente Morgan Stanley con i suoi compensi quadruplicati, certamente chiunque abbia cominciato a rastrellare azioni farmaceutiche lo scorso giugno-luglio vedendo gonfiare a dismisura il loro prezzo grazie all’allarme per l’influenza suina che, soprattutto qui nel Regno Unito, avrebbe dovuto fare una strage: peccato che la strage non ci sia stata, le sopravalutazioni anche del 50% sì.

 

Beato chi ha advisor così scaltri da dire “compra” e “scarica” al momento giusto. Siamo in un mondo di pazzi. Proviamo a capire perché. In questo momento l’euro è sopravvalutato del 30% e l’Europa commette lo stesso errore degli anni ‘30. Lo segnala il Financial Times, non Mauro Bottarelli. Negli anni ‘30 parecchi Stati europei (Italia, Francia, Belgio, Olanda e Svizzera) tennero la loro valuta agganciata al valore dell’oro. Quando all’inizio della grande depressione, Usa e Gran Bretagna si sganciarono dall’oro lasciando svalutare le loro monete, i Paesi del “blocco aureo” si trovarono con le valute enormemente sopravvalutate: questo stroncò le loro esportazioni e prolungò in quei Paesi la depressione.

 

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