FINANZA/ La guerra tra Cina e Obama mette a rischio anche l’Europa
Mauro Bottarelli
venerdì 5 febbraio 2010
«Qualcosa sta muovendosi sotto traccia; qualcosa proprio legata a questa crescita della domanda cinese, segnale di una ripresa industriale e di rinnovata crescita. Stando a quanto rivelato dall’International Herald Tribune, il fondo speculativo Kynikos Associates, lo stesso che previde il crollo di Enron, sta scommettendo pesantemente sul default della Cina, ovvero sta posizionandosi al ribasso su quelle società nel settore delle costruzioni e delle infrastrutture che vendono cemento, carbone e ferro ai cinesi. Stando ai calcoli, del fondo, in Cina sarebbe pronta a esplodere una bolla immobiliare pari a “una Dubai moltiplicata per mille e forse più”, inoltre il settore manifatturiero potrebbe pagare il conto a una sovraproduzione di beni che il mercato non riesce più a consumare e assorbire. Per finire, poi, il forte sospetto che i dati macroeconomici forniti dalle autorità cinesi siano falsati.
Insomma, il dragone starebbe per finire con le zampe all’aria. Una cosa è certa: che Pechino trucchi un po’ i conti è noto, ma da qui a definire la Cina un colosso dai piedi d’argilla ce ne passa. Tanto più che se questo dovesse accadere, il primo a pagarne il conto non sarebbe Pechino - che correrebbe ai ripari - ma Washington, che vedrebbe di colpo scaricati i miliardi di dollari di titoli di debito Usa che la Cina detiene. Insomma, in America qualcuno starebbe in qualche modo scommettendo contro il proprio paese. Il dubbio è forte. E non tanto perché si cerchi l’armageddon per fare soldi a palate con le scommesse al ribasso, quanto perché i segnali che alcune élite politiche e finanziarie siano già stanche delle scelte dell’amministrazione Obama ci sono tutti. E una crisi del deficit federale e commerciale potrebbe far traballare il presidente molto più dei rapporti tesi con Mosca o delle riforma sanitaria».
Verrebbe da sperare che, in questa fase critica, le scelte di Barack Obama fossero eterodirette e destinate, come accade con i cani che abbaiano sempre più forte, al mostrare i denti per poi sedersi al tavolo a trattare. Altrimenti saremmo davvero di fronte a una guerra. Dalle conseguenze difficilmente immaginabili. Chi l’abbia scatenata non è del tutto chiaro, chi ne pagherà le conseguenze sì.