FINANZA/ La tattica degli stati Ue per guadagnare dalla crisi della Grecia
Mauro Bottarelli
venerdì 5 marzo 2010
Tutti pazzi per il debito. È questo, ormai, il mantra del momento. Mentre i segnali che giungono dalle economie di mezzo mondo ci indicano un graduale ma tutt’altro che ciclico peggioramento dei fondamentali, ecco che l’agonia vigile e “farmacologica” della piccola Grecia diventa motivo di enorme interesse per gli investitori di tutto il mondo.
Mentre da Bruxelles scoprivamo che Atene dovrà porre in essere tagli per 4,8 miliardi di euro come precondizione per aver garantito un salvataggio dall’Unione Europea, lo stesso governo ellenico emetteva - per la seconda volta in dieci giorni - bond a 10 anni per raccogliere 5 miliardi di euro. Per Cnbc le richieste avrebbero toccato un controvalore di 14 miliardi di euro, mentre Reuters azzardava addirittura 16 miliardi. Evviva, governi e soggetti istituzionali si comportano esattamente come i tanto vituperati vulture funds, si lanciano sulla carcassa del debito pubblico di uno Stato e attendono che la loro mossa porti i frutti - ovvero i mega interessi garantiti - sperati.
Peccato che Atene abbia bisogno di racimolare 53 miliardi di euro e, avanti di questo passo, sarà molto dura ottenerli. Anzi, ripagarli ai tassi spaventosi a cui propone i propri bond. Come scritto ieri, quello dei governments bond è il prossimo caso subprime: ci vorrà forse più tempo per giungere a una crisi sistemica, ma le conseguenze, per Stati e cittadini, saranno decisamente peggiori.
Il premio offerto da Atene, infatti, è superiore di oltre 20 punti base al benchmark di chiusura di mercoledì rispetto allo spread sul bund tedesco: follia, generalizzata e benedetta dalle autorità europee. Atene, inoltre, ha compiuto l’errore del secolo. Il mandato di gestione per questa emissione ha infatti visto impegnate cinque banche - Hsbc, Nomura, Barclays, National Bank of Greece e Pireus Bank - e tagliato fuori quelle impegnate nella precedente operazione di collocazione, criticata per la “prezzatura” avvenuta a gennaio.
Certo, un bell’atto di coraggio sul mercato, ma mettersi contro Deutsche Bank, numero uno del principale paese controparte di molta esposizione di capitale e soprattutto Goldman Sachs, colei che ha permesso il currency swap delle meraviglie con cui Atene per un po’ ha intorbidito le acque del debito, appare una mossa suicida.
Temiamo che, se la tensione sociale in Grecia salirà ulteriormente, al Chicago Merchantile Exchange le scommesse short individuali contro la Grecia si impenneranno di colpo, per poi ritrasferirsi sull’intera area euro al fine di non lasciare troppe tracce, vista anche la scelta compiuta mercoledì dalle autorità regolatrici delle due sponde dell’Atlantico di esaminare il trading su euro e cds: si tratterà, a breve, di un impatto devastante, dieci volte quanto accaduto lunedì scorso con il tonfo della sterlina orchestrato dai “sell” coordinato degli investitori. Buona fortuna.
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