FINANZA/ Ecco le banche che potrebbero portarci a una nuova crisi
Mauro Bottarelli
giovedì 15 luglio 2010
Borse europee negative ieri a causa della riunione in corso in Svizzera del Comitato di Basilea, chiamato a decidere l’applicazione di norme più stringenti per il settore bancario, soprattutto alla voce capitalizzazione: detto fatto, i titoli del comparto hanno cominciato a scendere.
Se le norme di Basilea III verranno annacquate, preparatevi a un rally, altrimenti le sofferenze paiono destinate a crescere a causa dei problemi strutturali degli istituti europei. Stando a una valutazione compiuta da Macquarie Securities, sarebbero infatti undici gli istituti di credito a non aver superato gli stress tests europei: tutti gli istituti greci, Bankinter, Postbank, BCP, Sabadell, l’italiano Banco Popolare e, udite udite, la tedesca Commerzbank.
Se così sarà - e Macquarie sbaglia di rado e si sbilancia a vuoto ancor meno - saranno guai grossi e Berlino potrebbe accelerare la sua manovra politica-economica di ridisegno dell’eurozona. Il numero delle banche con capitale insufficiente, infatti, può sembrare piccolo ma questo fa riferimento alle 46 banche quotate in Borsa, prendendo in esame il numero totale di 91, comprendente le non quotate, per Macquarie «il numero sarà decisamente più grande». Evviva!
La mina del debito sovrano, poi, non solo incombe ma cresce di giorno in giorno. Martedì il downgrading di due notch da parte di Moody’s del debito sovrano portoghese non ha sortito effetti negativi nelle Borse grazie al successo dell’asta di bond decennali da parte del governo greco e soprattutto poiché il downgrade era ampiamente atteso: diverso sarà se il prossimo ritocco al ribasso del rating toccherà, in maniera coordinata, la Spagna. Ma della penisola iberica parleremo dopo.
Restando invece alla questione rating, sempre due giorni fa Jean-Claude Trichet ha chiesto a gran voce la fine del monopolio da parte delle “tre sorelle” del rating d’Oltreoceano, riaprendo il dibattito sulla necessità di una società di valutazione indipendente europea. Il problema è che mentre qui si parla, altrove si fanno i fatti. In questo caso in Cina, dove l’agenzia Dagong Global Credit Co., normalmente utilizzata per la valutazione delle aziende, per la prima volta ha emesso un outlook sul debito sovrano offrendo una fotografia completamente diversa della capacità creditizia dei vari paesi, puntando la sua analisi sulla “capacità di creazione di ricchezza”.
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