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CRAC GRECIA/ Anche la Germania finisce nel mirino degli speculatori
CRAC GRECIA/ Anche la Germania finisce nel mirino degli speculatori
Mauro Bottarelli

venerdì 2 luglio 2010

È andato tutto come doveva andare. Più che altro, come previsto. Il più che probabile downgrading del debito spagnolo da parte di Moody’s e la minore crescita cinese, secondo dato negativo di fila, hanno azzoppato i mercati, nonostante il risultato positivo dell’asta della Bce di mercoledì e le operazione di roll over del debito da parte delle banche europee.

 

Le quali, ieri, sono state colpite da vendite di massa: spagnole, tedesche ma soprattutto francesi (a metà seduta il Cac40 perdeva oltre l’1,5% e Societe Generale era bersagliata dalle vendite), non fa differenza, il comparto è debole e fa gola a chi cerca l’anello debole su cui scommettere. Nel pomeriggio, poi, i dati macro provenienti dagli Usa hanno fatto il resto: la ripresa è nella migliore delle ipotesi fragile, nella peggiore ma non più peregrina completamente ferma.

 

Lo Strategy Update di Danksebank, d’altronde, lo diceva a chiare lettere: la crescita Usa sia nella seconda metà dell’anno in corso che per tutto il 2011 sarà debole, come confermato dai dati sul mercato immobiliare, dall’indice ECRI e dal livello di disoccupazione misurato anche attraverso la richiesta di sussidi. Ed è di ieri la notizia che i 1,3 milioni di disoccupati non si vedranno rinnovato l’assegno di sussidio: la situazione americana, on the road, è questa e la spirale del debito non può che essere una pesante aggravante.

 

Molti Stati, tra cui la California, sono di fatto in default tecnico: o taglieranno la loro spesa a livelli draconiani o non ce la faranno. Se a questo uniamo il fatto che in molti vedevano la Cina come motore della ripresa globale, capirete che siamo davvero messi male: non solo perché la crescita di Pechino ha registrato due cali consecutivi - nulla di sconvolgente, che le proiezioni cinesi fossero drogate lo sapevano tutti - ma perché il gigante asiatico ora deve far fronte anche alla bolla immobiliare. Oltre a mandare un segnale al mondo: la ricetta dell’export selvaggio come volano della ripartenza economica è sbagliata.

 

Ma all’orizzonte c’è anche altro: ovvero la bolla del mercato dei bonds, capace di gonfiarsi a dismisura nell’ultimo periodo e potenzialmente a rischio di esplosione. Molti grandi player, come Jim Rogers, ne stanno alla larga e invitano tutti a fare lo stesso: «Non ho posizioni né short né long, è soltanto una delle molte bolle che stanno gonfiandosi e si preparano a minacciare i mercati nel prossimo futuro». Per Rogers, poi, «molti governi, prima di tutto quelli Usa e britannico, stanno mentendo sull’inflazione. Noi, negli Usa, abbiamo già inflazione, chiunque faccia shopping ovunque nel mondo sa che c’è per il semplice motivo che i prezzi stanno salendo».

 

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