SCUOLA/ Una voce dal coro dei presidi siciliani delegittimati
Associazione Di.S.A.L.
mercoledì 9 dicembre 2009
Ricordo ancora oggi i due giorni degli scritti del concorso libero a dirigenti scolastici, vicino alla sede dell’U.S.R. di via Fattori 60 a Palermo, e non si è spenta in me la sensazione, nello stesso tempo emozionante ed esaltante, di trovarmi insieme a quasi duemila docenti provenienti da tutte le parti della Sicilia, disposti a mettersi in questione e a misurarsi non solo con i due scritti ma anche con i due orali e i nove mesi di corso, in una corsa ad ostacoli che non aveva precedenti nelle prove concorsuali fino ad allora espletate. Certo in mezzo c’erano avventurieri, arrampicatori sociali, opportunisti, ma ciò che mi rendeva felice era la percezione nettissima che lì, in mezzo, almeno un migliaio erano veri uomini e vere donne di scuola, di quelli che danno la vita per l’educazione e la formazione dei propri studenti. Ne vedevo i volti. Ne indovinavo i pensieri. C’era speranza per la Sicilia.
C’è speranza per la Sicilia se le forze migliori della docenza siciliana uniscono le loro energie e passano a dirigere le scuole. Io sogno un Rinascimento umanistico-scientifico per l’Isola. La scuola lo può fare. Nonostante fossi già da alcuni anni preside incaricato ed era certo che ci sarebbe stato un concorso riservato, ad hoc, avevo fatto bene a partecipare. Avevo scelto bene. Ero felice di essere lì.
Degli orali risento l’eco del battito della matita sul tavolo del Presidente per indicare di passare ad un altro argomento ma, soprattutto, la discussione di gruppo. La sorte volle che i dieci sorteggiati per quel turno della mattina fossimo docenti un po’ pratici di dinamica di gruppo. Toccava iniziare a una docente di Gela che, correttamente, premise che se dovevamo essere un gruppo di discussione quanto meno, all’inizio, avremmo dovuto dire chi eravamo. Ma fummo tutti raggelati dall’intervento burbero del Presidente: «bando alle chiacchiere cominci a parlare direttamente dell’argomento sorteggiato!». Solo chi non ha esperienza delle dinamiche del piccolo gruppo non sa che quello è il modo migliore per cementare una solidarietà spontanea e segreta (si chiama coesione) fra tutti i partecipanti, che si manifestò subito nei toni pacati e cordiali di una trattazione dell’argomento (Legge 626/94) non solo competente ma soprattutto attenta e rispettosa verso tutti i componenti del gruppo, cioè verso tutte le persone presenti. Non ci fu la solita reazione cinica del rubarsi l’argomento l’un l’altro per “apparire” individualmente, cosa sgradevole oltre che negazione, di fatto, del senso del lavoro di gruppo, che purtroppo aveva caratterizzato altre discussioni di quelle mattinate. Un applauso alle nostre spalle ci fece capire che era trascorso il tempo a nostra disposizione. Sono stati rari gli applausi.
Poi i nove mesi di lavoro con esercitazioni quotidiane on line sulla piattaforma nazionale. Occasione per conoscere vere e proprie personalità della scuola italiana, ma anche megalomani nazionali, avventurieri, arrampicatori sociali, opportunisti. Tutte le regioni son paese. Tanti incontri. Incontri virtuali, che però spesso mi facevano venire la voglia di conoscere direttamente l’altro collega per le sintonie intuite e l’arricchimento umano già sperimentato. E Angelo Lucio Rossi l’ho conosciuto davvero. È un collega dell’Abruzzo, me lo sono trovato accanto ad un convegno nazionale (Disal). Mi ha proposto un gemellaggio con la sua scuola, e probabilmente le piante e i fiori della serra del mio Istituto Professionale per l’Agricoltura un giorno abbelliranno la sua scuola. Ma soprattutto abbiamo iniziato a parlare del valore della “bellezza” per educare i giovani. Altro che il solo terremoto.
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