NUCLEARE/ Ecco smontate le tre ultime “balle atomiche” degli ambientalisti all’amatriciana
Marco Ricotti
martedì 15 dicembre 2009
La ripresa di interesse per l’opzione nucleare ha fatto muovere negli ultimi mesi a governo e aziende i primi importanti passi legislativi e strategici. Ne sta conseguendo una discussione, largamente attesa, che pare riaccendersi saltuariamente sui media su vari temi: i costi del nucleare, la sicurezza e l’attesa della IV generazione, i rifiuti e il deposito delle scorie. Negli ultimi tempi, la (presunta) lista dei siti nucleari, smentita dai diretti interessati.
Sarebbe opportuno andare oltre le schermaglie politiche, soprattutto su quest’ultimo tema, forse il più critico di tutti perché coinvolge direttamente la popolazione e il consenso del territorio, evitando il facile scandalismo e la tentazione di istigare reazioni emotive. Dopo la non proprio esaltante esperienza italica post-Chernobyl (valutazione ormai largamente condivisa anche tra alcuni ambientalisti), non pare proprio il caso di ripetere l’errore. Occorrerebbe invece un chiaro impegno per una informazione completa, rigorosa, scientificamente fondata e non emotiva.
Ma siamo già in campagna elettorale per le regionali, e per alcuni è difficile resistere alla tentazione di usare un tema di facile impatto mediatico ed emozionale per “segnare il campo” e differenziarsi in modo ideologico. Anche le mosse di alcuni consigli regionali che hanno rapidamente votato dichiarazioni o leggi contro un eventuale “nucleare locale” o hanno avviato il ricorso alla Corte costituzionale contro la legge “Scajola” 99/2009, paiono piuttosto premature e preventive: la stessa legge nazionale prevede infatti un processo di condivisione di scelte e strategie tra i ministeri nazionali ed i governi locali. Facendo salvo che, trattandosi di scelta strutturale di interesse nazionale e considerata la complessità del sistema da attivare, un punto di decisione e responsabilità finale dovrà pur essere trovato, se non si giungerà ad un punto di accordo tra istituzioni (si veda il problema dei rifiuti in Campania).
La paura di una “azione militare” prevaricante le scelte regionali, in realtà la possibilità di una decisione ultima dirimente, rimane come estrema ratio di un processo di sostanziale condivisione nazionale-locale, azione estrema che dubito verrà realmente utilizzata per ragionevoli motivi di opportunità politica. Credo nessuno si sogni di riavviare il nucleare in Italia senza una adeguata condivisione e partecipazione del territorio alla decisione ed alla sua implementazione. Non sarebbe nell’interesse degli elettroproduttori, in primis. In realtà il nucleare, come già citato più volte sulle pagine de ilsussidiario.net, è l’impegno di una intera nazione, complesso e di lungo termine, quindi richiede una solida condivisione bipartisan.
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