RYANAIR/ Come sarà l’Italia senza la regina dei low cost?
Renato Redondi,
Paolo Malighetti
lunedì 4 gennaio 2010
È di queste ultime settimane la polemica tra l’Ente Nazionale Aviazione Civile (ENAC) e Ryanair in merito ai documenti d’identificazione richiesti ai passeggeri sui voli domestici. L’ENAC ha ingiunto a Ryanair di considerare, per permettere l’imbarco sui voli domestici, non solo la carta d’identità e il passaporto, ma anche altri documenti d’identificazione emessi da una qualsiasi amministrazione dello Stato, provvisti di fotografia e timbro, come ad esempio la patente di guida.
Ryanair, dal canto suo, si rifiuta di accettare documenti d’identificazione considerati meno sicuri e ha minacciato, se ENAC non cambierà la sua posizione, di cancellare temporaneamente tutte le rotte domestiche a partire dal 23 gennaio.
In questo articolo si vuol fare una valutazione tecnica delle conseguenze di un’eventuale uscita di Ryanair dal mercato domestico senza entrare nel merito politico del provvedimento di ENAC.
La possibile perdita di servizio per i passeggeri esiste: Ryanair ha rappresentato nel 2009 il terzo vettore sui voli domestici, dopo la nuova Alitalia e Meridiana, con una quota della capacità in termini di posti offerti intorno al 10% e oltre 45 rotte che hanno interessato ben 19 aeroporti (fonte ICCSAI).
Ryanair è anche l’operatore con le tariffe più economiche e, grazie alla sua politica di prezzo aggressiva, stimola domanda latente che potrebbe non trovare accoglimento con altri vettori. Inoltre l’avvento dei vettori low cost anche nel mercato domestico ha esercitato una pressione competitiva sulle altre compagnie e specialmente su Alitalia.

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