FIAT/ La cura per Termini Imerese viene da Dubai
Gabriele Grecchi
martedì 23 febbraio 2010
Lo sceicco di Dubai, Mohammed bin Rashid Al Maktum, a differenza dei suoi “cugini” di Abu Dhabi non ha la fortuna di avere la propria tenda poggiata su riserve petrolifere inestimabili. Il suo è un emirato che presto non potrà più contare sui ricavi derivanti dalla vendita del petrolio. Questo destino era noto allo sceicco già dieci anni fa, quando per la prima volta visitò Hong Kong. In quell’occasione rimase stupito dall’incredibile dinamismo della città il cui nome significa “porto profumato”.
Chiese quindi ad alcuni consulenti quali erano le ragioni alla base dell’eccezionale vigore di Hong Kong e scoprì molte delle cause di tanta vitalità: libertà di movimento delle persone, libera circolazione dei capitali, fiscalità quasi inesistente, forte legalità e certezza del diritto.
Decise allora di importare questo modello e, avendo tutto da guadagnare e ormai nulla da perdere, diede vita a Dubai così come la conosciamo oggi. Lo sceicco “Mo” - come lo chiamano i suoi cittadini - creò dal nulla un vantaggio competitivo per l’emirato, che gli permise di attirare dal resto del Medio oriente le migliori menti e i capitali necessari per sostenerne la crescita.
Nel deserto nacque un’oasi unica nel suo genere che, nonostante le recenti turbolenze sul fronte finanziario e grazie soprattutto allo stile di vita che può offrire agli stranieri, continuerà ad attirare risorse negli anni a venire.
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