ALITALIA/ I dati che possono far precipitare Colaninno e soci
Juanfran Valerón
martedì 9 febbraio 2010
Come si è visto nelle ultime settimane, e come era capitato anche in passato, quando ilsussidiario.net ospita lettere o contributi di ex dipendenti di Alitalia fioccano i commenti e i lettori sembrano dividersi in due “fazioni”: chi punta il dito contro gli ex “privilegiati”, rei di essersi procurati da soli il drammatico fallimento della compagnia di bandiera, e chi ritiene invece che abbiano pagato a caro prezzo anni di scelte manageriali sbagliate.
Un conflitto che sembra figlio di italiche tradizioni. Chi usufruisce di un servizio offerto da una compagnia pubblica si sente quasi sempre in diritto di pretendere cortesia, qualità ed efficienza, molto più di quando ha a che fare con un’azienda privata. È come se (dato il contributo delle proprie tasse) se ne ci sentisse proprietari. Dall’altra parte della barricata, i lavoratori pubblici o semi-pubblici si sentono meno stimolati a dare il meglio di sé.
Si tratta di un conflitto che viene senz’altro rinvigorito dalla visione di “Tutti giù per aria”, il docu-film in dvd realizzato e prodotto dagli stessi lavoratori di Alitalia e da poco distribuito in libreria: uno spaccato di realtà allo stesso tempo discutibile ma ricco di riflessioni, anche per i destini della nuova azienda nelle mani di Colaninno e Sabelli.
Tutti giù per aria, di cui ha scritto su queste pagine uno dei suoi autori, Guido Gazzoli, descrive i circa sei mesi a partire dalla dichiarazione di fallimento (o per essere più corretti di commissariamento) di Alitalia-Lai fino all’aprile del 2009, passando per il decollo del primo volo di Alitalia-Cai, il cui anniversario è stato celebrato il 13 gennaio scorso. Il tutto dal punto di vista dei lavoratori della compagnia di bandiera, o meglio di alcuni di loro: quelli che hanno dato vita al famigerato “fronte del no”.
Tanto per capirci e rinfrescarci la memoria, si tratta di quelli che avevano esultato all’annuncio del ritiro dell’offerta di Cai e che scandivano il famoso slogan “Meglio falliti che in mano a ‘sti banditi”. Come avevo già scritto all’epoca, ritengo questi lavoratori degli irresponsabili. Cai al momento rappresentava per loro l’unica possibilità di mantenere un posto di lavoro, seppur a condizioni contrattuali meno favorevoli. Ed è proprio dall’esaltazione di questo manipolo di lavoratori in lotta che iniziano le mie critiche a Tutti giù per aria.
Serve infatti a poco sostenere (come viene fatto nel film) che compagnie aree come Air France e El-Al (per di più negli anni ’90 quando il termine low cost non diceva niente a nessuno) sono uscite da crisi pesanti senza tagliare posti di lavoro o licenziando meno del 5% del personale. Potrei citare infatti i casi più recenti (anni 2000) di Iberia, privatizzata e risanata con il taglio di circa il 25% del personale, e di British Airways che ha tagliato oltre il 30% del suo organico. Senza dimenticare il recentissimo caso di Jal che dovrà far fuori oltre 15.000 teste.
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