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FIAT/ Cosa si nasconde dietro lo scontro tra Marchionne e il Governo?
FIAT/ Cosa si nasconde dietro lo scontro tra Marchionne e il Governo?
Franco Saro

martedì 9 febbraio 2010

La terza questione è quella degli aiuti pubblici. Nessuno nega che La Fiat sia stata abbondantemente finanziata dallo Stato fino all’arrivo di Marchionne e forse anche per questo il manager italo-canadese l’ha trovata a un passo dal fallimento. Ma da allora, come dimostra la ricerca effettuata dal ilsussidiario.net, sono arrivati solo fondi per la formazione ai quali possono accedere tutte le aziende italiane.

 

In Francia il governo controlla il 15% delle azioni di Renault e ha fornito un finanziamento miliardario alle case automobilistiche per fronteggiare la crisi dello scorso anno. Negli Stati Uniti senza l’aiuto colossale di Barack Obama Gm e Chrysler non ci sarebbero più e, nonostante questo i sacrifici, in termini di posti di lavoro persi e fabbriche chiuse, sono stati pesantissimi. Come in Germania, dove il governo ha finanziato con un prestito ponte di 5 miliardi di euro il proseguimento delle attività di Opel, ha gestito il passaggio a Magna e ha dovuto subire il ritorno di General Motors obtorto collo.

 

In Italia non è successo nulla di paragonabile. Anzi durante la fase più acuta della crisi Marchionne ha avuto il coraggio di candidarsi al salvataggio di Chrysler e ora ha una grande opportunità di far crescere Fiat fino a farla diventare un competitor mondiale. Ed è forse tutto qua il problema. Con i tre marchi della casa americana, i discreti successi di vendita in Europa, lo stabilimento in Serbia per alimentare il mercato dell’Est, Fiat sta diventando sempre meno dipendente dall’Italia.

 

Lo dimostrano le quote di auto vendute nel nostro Paese rispetto a quelle complessive del Lingotto. Ma forse lo dimostrano di più gli atteggiamenti e le prese di posizione dei vertici di Fiat in questi giorni.

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