DIBATTITO/ "Non siamo contro la famiglia, ma per la libertà dei singoli". Andrea Ichino risponde alle "accuse" del sussidiario
venerdì 12 marzo 2010
«Il nostro obiettivo è invitare gli italiani a riflettere sui costi e sui benefici del ruolo affidato alla famiglia». A scriverlo sono Alberto Alesina e Andrea Ichino sul Sole 24 Ore di domenica 7 marzo. I due economisti difendono il loro ultimo lavoro, L’Italia fatta in casa, uscito alla fine del 2009 e anticipato da un articolo di Francesco Giavazzi sul Corriere, dagli strali di ampia parte del mondo cattolico e non solo. Dal card. Ennio Antonelli a ilsussidiario.net, passando per un articolo dell’economista Marco Vitale su Vita (anticipato sempre da ilsussidiario.net) e di Luigino Bruni su Avvenire, il libro si è attirato una pioggia di critiche.
L’articolo di Marco Cobianchi uscito ieri su queste pagine le riassume compiutamente. «È più utile - scrive Cobianchi - introdurre modifiche all’interno della famiglia per sostenere la produttività del mercato o è meglio introdurre modifiche all’interno del mercato al fine di sostenere la famiglia? Io sono per il secondo approccio, Alesina e Ichino per il primo». La parola, oggi, all’autore Andrea Ichino.
Professore, lei e Alberto Alesina avete scritto che il vostro libro è stato vittima di molte letture unilaterali. Voi stessi dite che ci sono temi complessi che si prestano ad una doppia lettura. La crisi economica, e i suoi rapporti con il welfare basato sulla famiglia, è uno di questi?
Sì, la crisi è un esempio che rende bene il problema. Il posto fisso - e le tutele offerte dalla Cig - ha alcuni vantaggi: consente ai capifamiglia di contare su un reddito stabile e sicuro, e più in generale alla famiglia di fare da agenzia di erogazione del welfare. Questo è senz’altro un elemento che ci distingue in modo positivo dal resto del mondo per la soluzione ad alcuni problemi di assistenza sociale, come ad esempio quello della cura degli anziani in famiglia anziché in costose strutture esterne.
Ma tutto questo ha un costo, non è vero?
Esatto. E siccome, come si suol dire, la coperta è corta e non possiamo moltiplicare posti di lavoro a piacimento, se proteggiamo oltre ogni limite ragionevole l’occupazione dei maschi adulti, qualcuno ci va di mezzo. In Italia sono i giovani in cerca di primo impiego. Ritardano l’ingresso nel mercato del lavoro, si sposano più tardi, con una serie di conseguenze sociali ed economiche a cascata che nel libro si trovano ben descritte.
Come spiega che la vostra analisi, ampiamente suffragata da dati econometrici, sia stata così attaccata?
Non riesco a capire perché. Forse è avvenuto un po’ come per l’articolo 18 nel caso della Cgil: parlare di famiglia tocca un nervo scoperto, al punto che qualsiasi tentativo di mostrare che ci sono prospettive e soluzioni migliori senza per questo passare al capitalismo selvaggio, solleva immediatamente una posizione di chiusura.
Ieri Marco Cobianchi, su questo giornale, ha replicato al vostro ultimo articolo sul Sole.
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