CRAC GRECIA/ 2. A chi giova il faraonico piano europeo?
Giovanni Passali
martedì 11 maggio 2010
Ha ragione Mauro Bottarelli, quando afferma: “Il problema, in questo caso, è tutto politico. Guardiamoci in faccia e parliamo di numeri. La Grecia non può fare ciò che promette e rischia di innescare un domino di instabilità ancora peggiore in tempi brevi. Il perché è presto detto: il governo Papandreou dovrebbe tagliare del 16% gli stipendi dei dipendenti pubblici, alzare l’Iva al 23%, tagliare il deficit primario del 12% rispetto al Pil entro tre anni”. Inutile quindi prestare e poi andare in default: tanto vale andare in default subito, evitando di sprecare denaro.
Ma c’è un altro elemento, ancora più radicale, che rende insostenibile tutta la costruzione finanziaria oggi vigente, e non permette alcun tipo di salvataggio: l’euro, ogni banconota che abbiamo in tasca, è emessa a debito. La Bce, quando crea nuova liquidità, la addebita al soggetto richiedente. Tutta la moneta circolante, cartacea o informatica che sia, viene emessa a debito; ne risulta che pagare tale debito (con i suoi interessi) con tale moneta matematicamente non è possibile. Con tale struttura monetaria, l’unica soluzione è rimandare il debito, cioè ingigantirlo con i nuovi interessi. Anzi, una economia che cresce è inevitabilmente una economia sempre più indebitata.
In effetti, con il prestito messo in atto, una parte del debito greco viene passato ad altri paesi europei. Ma sempre di debito si tratta. E poi cosa dovrebbe accadere? La Grecia dovrebbe iniziare ad avere degli avanzi di bilancio, con i quali pagare sia gli interessi del debito attuale, sia tutto il nuovo debito appena ricevuto (una follia solo il pensarlo). E come potrebbe avere una avanzo di bilancio? Solo con un disavanzo degli altri paesi europei nei confronti della Grecia. Quindi alla fine pagheremo sempre noi. Dalla morsa del debito non si esce cono questi trucchi da “polvere sotto il tappeto”. Occorre veramente una ristrutturazione del sistema finanziario internazionale.
Ora passiamo a una breve considerazione sugli effetti sociali di tale salvataggio. Infatti, il prestito non è stato richiesto in cambio di nulla, ma in cambio di durissime regolazioni nei capitoli di spesa, con tagli agli stipendi e un aumento delle imposte. Ora qui non poniamo solo una domanda di tipo economico (ma con tali tagli agli stipendi e aumento di tasse, come farà l’economia a riprendersi?), ma soprattutto di tipo sociale: come potranno i cittadini accettare tali tagli, quando ormai tutti hanno capito che in tempi di crescita ne guadagnano gli speculatori, mentre in periodi di crisi, il conto lo pagano tutti? Viene chiesto un taglio del 20% agli stipendi degli statali: ma sono loro il problema, oppure il problema è la speculazione?
Allora, posto che il salvataggio non serve, perché comunque il debito è impagabile, e non farà che far crescere il debito complessivo; posto che il problema del debito è il problema della costituzione dell’euro, cioè un problema europeo e non greco; posto che la cura imposta col debito è un modo per far pagare il debito alla popolazione; allora l’alternativa per il bene del popolo greco è il default sul debito ed il ripristino di una moneta nazionale. Non si tratta di uscire forzatamente dall’euro, poiché la Grecia potrebbe ottenere uno status simile a quello della Gran Bretagna, che utilizza una moneta nazionale pur essendo nella Ue. In tali condizioni, con una adeguata svalutazione della moneta nazionale, l’economia greca tornerebbe competitiva.
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