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SCENARIO/ 1. Pelanda: ecco perché servirebbero altre due manovre da 45 miliardi
SCENARIO/ 1. Pelanda: ecco perché servirebbero altre due manovre da 45 miliardi
Carlo Pelanda

lunedì 28 giugno 2010

La nazione deve prendere atto che è finita un’era. D’ora in poi non si potrà fare più debito. Questo perché il mercato non è più disposto a comprare titoli di Stati che non dimostrano di voler e poter ripagarlo. Poiché il nostro va ben oltre il 100% della ricchezza nazionale prodotta in un anno il mercato vuole, in particolare da noi, una prova che lo ripagheremo. E lo vuole di più dopo che si è accorto che la Germania non ha alcuna intenzione di sostenere i debiti altrui togliendo risorse ai propri cittadini.

 

Questa volta si fa sul serio. E far sul serio significa: (a) arrivare il prima possibile alla condizione di deficit annuo zero nel bilancio statale in quanto per rendere credibile che l’Italia ripagherà il proprio debito la prima cosa da fare è quello di non farlo crescere; (b) ma anche aumentare la crescita del Pil, perché in una situazione di rigore senza sviluppo ci sarebbe recessione o stagnazione endemica (deflazione), quindi meno gettito e meno capacità di sostenere l’enorme costo della spesa per interessi del debito residuo, cosa che ci porterebbe all’insolvenza ed all’uscita dall’euro. Questo è il nuovo requisito ed implica tagliare la spesa pubblica in modo permanente, al netto dei 12 miliardi ora in discussione, da un minimo di 45 miliardi ad un massimo di 90, a seconda di come andranno Pil, gettito e tassi che influenzano la spesa annua per gli interessi.

 

Il governo ancora non può dire esattamente quanto proprio perché l’equazione ha molti termini e mancano dati proiettabili con credibilità, per esempio la crescita aiutata dall’export pompato dalla svalutazione dell’euro sta aumentando più del previsto. Ma penso che non voglia anticipare i futuri tagli e le misure di rilancio della crescita, perché questi avrebbero un impatto devastante su un sistema abituato allo spreco ed alle protezioni. Ritengo che sulla stampa dobbiamo anticipare quello che il governo dovrà fare e che non può ora dire, perché bisogna preparare la nazione a gestire un cambiamento totale e non solo qualche taglietto.  

 

Il problema principale è il tempo con cui il bilancio statale dovrà raggiungere la condizione di deficit zero. Al momento l’agenda è determinata dalla decisione della Germania, nel 2009, nel mettere in Costituzione l’obbligo al deficit zero nel 2016, per il bilancio federale, e nel 2020 per quelli degli enti locali.

 

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