FINANZA/ La Germania pronta a scaricare l’Italia
Mauro Bottarelli
martedì 13 luglio 2010
Fortuna che stavano bene, erano ben capitalizzate e non temono gli stress tests! Diverse banche europee, infatti, stanno discutendo della creazione di un fondo privato da 20 miliardi di euro per salvare altri istituti di credito nel caso di un’altra crisi finanziaria. E chi ha lanciato l’iniziativa? L’amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, autore di un editoriale sull’argomento sul Financial Times di ieri.
Il fondo, spiega Profumo, interverrebbe solo con il via libera delle autorità europee e «provvederebbe specifiche garanzie per sostenere le banche in difficoltà a emettere obbligazioni bancarie garantite». Del progetto, precisa il quotidiano londinese, l’amministratore delegato di Unicredit ha già discusso con altre banche europee, tra cui Deutsche Bank e Santander, e proseguirà i contatti in queste settimane: «Con contributi volontari da parte delle grandi banche internazionali europee - diciamo le prime 20 - un fondo di salvataggio europeo potrebbe accumulare una significativa quantità di capitale di rischio (20 miliardi di euro) in pochi anni».
Se nella recente crisi finanziaria «fosse stato disponibile il giusto strumento, i governi avrebbero evitato lo sconvolgimento delle proprie finanze e la reputazione di banche solide non avrebbe sofferto», scriveva Profumo. «Per le autorità l’opzione di usare un fondo per stabilizzare una o alcune grandi banche in difficoltà, assicurerebbe al mercato che la crisi potrebbe essere contenuta a un primo stadio», aggiunge Profumo, precisando che il fondo non richiederebbe un contributo da parte degli Stati membri o delle autorità europee.
Il banchiere boccia invece l’ipotesi di una tassa per recuperare il denaro pubblico speso nel salvataggio delle banche, che - dice sempre Profumo - «sarebbe ingiusta per quelle banche che non hanno ricevuto nessun aiuto». Inoltre una simile leva implicherebbe «una grande quantità di risorse: dal 2% al 4% del Pil secondo le stime dell’Fmi, che inevitabilmente colpirebbero la ripresa e la crescita». Insomma, nessuno esclude nuove crisi. Anzi, si mettono le mani avanti per evitare che la prossima possa colpire ancor più duramente delle prime due.
PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO