L'INTERVISTA/ Marchionne: il cambiamento necessario
venerdì 27 agosto 2010
Tornato ieri in Italia da Detroit, Sergio Marchionne è sbarcato al Meeting di Rimini. L’amministratore delegato di Fiat ha raccolto applausi e ha anche piacevolmente girato negli stand della Fiera. Ad alcuni ragazzi che lo hanno guidato nella visita della mostra sulla crisi economica, organizzata dalla Fondazione per la Sussidiarietà, ha anche confessato le pesanti ripercussioni patite dal gruppo a causa del calo dei consumi e delle difficoltà delle banche. I giovani volontari gli hanno poi ricordato che, grazie anche all’alleanza con Chrysler le cose hanno preso una piega diversa. Ed è proprio con lo sguardo al futuro che Marchionne ha spiegato alla platea del Meeting il suo progetto “Fabbrica Italia”: una sfida che ha la possibilità di cambiare un intero paese forse troppo ancorato al passato e non solo i destini di una realtà industriale importante come Fiat. Una questione che certo si lega, ma va oltre, alla vicenda dei tre lavoratori di Melfi, come spiega lo stesso Marchionne in questa intervista.
Dottor Marchionne, tutti i riflettori sono puntati su Melfi. Ci può spiegare le ragioni dell’atteggiamento tenuto da Fiat?
Ribadisco che Fiat ha rispettato la legge. La decisione di licenziare i tre dipendenti di Melfi non è stata presa a cuor leggero. L’abbiamo fatto perché svolgiamo il nostro mestiere di imprenditori in maniera molto seria e perché il nostro obiettivo è quello di proteggere la maggioranza dei lavoratori. Abbiamo prove inconfutabili di quello che è successo quel giorno nello stabilimento. Sono stati fatti discorsi sulla dignità dei tre lavoratori, ma non dobbiamo dimenticare che quel giorno c’erano altre persone in fabbrica che stavano lavorando e sono state bloccate. Verso di loro, verso questa maggioranza, abbiamo un obbligo che non avremmo potuto mantenere se non avessimo preso questa decisione. Trovo comunque strana una cosa.
Quale?
PER CONTINUARE A LEGGERE L’INTERVISTA CLICCA IL PULSANTE >> QUI SOTTO