ilsussidiario.net | il quodiano approfondito
NUCLEARE/ È sicuro e vale più del turismo. Ma perché nessuno lo vuole?
NUCLEARE/ È sicuro e vale più del turismo. Ma perché nessuno lo vuole?
Silvio Bosetti

martedì 7 settembre 2010

«L'Italia ha bisogno di ritornare allo sfruttamento dell'energia nucleare per poter competere con gli altri Paesi». Lo ha ridetto il ministro Giulio Tremonti, nel suo intervento conclusivo al workshop di Cernobbio. «Si dice che l'Italia è un po' debolina sul Pil - ha commentato Tremonti - ma è perché noi competiamo con Paesi che hanno il nucleare». Il capo del dicastero della Finanza si è detto fiducioso che il ritorno all'atomo non scatenerà polemiche tra favorevoli e contrari. «Forse questa è una questione che non ci dividerà tra guelfi e ghibellini - ha concluso- e voglio vedere chi avrà davvero il coraggio di dire no del tutto al nucleare». Il Forum Ambrosetti di Cernobbio, tra i grandi temi dell’economia, ha infatti scelto quest’anno di incentrare la propria riflessione sulla presentazione dello Studio “Il nucleare per l’economia, l’ambiente e lo sviluppo”. Vale la pena riprenderne i contenuti.


Il rapporto ha innanzitutto ipotizzato tre ipotetici scenari della situazione del Paese al 2030, con e senza nucleare. A seconda del mix energetico, più o meno nucleare, in 10 anni il risparmio sui costi di generazione si attesta tra i 32 ed i 57 miliardi di euro. Per quanto attiene alle emissioni di CO2 si eviterebbero emissioni per un valore variabile tra i 236 ed i 381 milioni di tonnellate annue con un cumulato in 10 anni superiore ai 10 miliardi di tonnellate, che pesate sui carichi economici sono altri 30 miliardi di euro sul periodo di 10 anni. In sintesi l’Italia risparmierebbe tra i 50 ed i 60 miliardi di euro in un decennio.


La sintesi presentata a Cernobbio non ha evitato di affrontare il tema della sicurezza, sia sul funzionamento complessivo degli impianti (safety) che sulla capacità di affrontare gli eventi esterni (security). In “14.000 anni” di funzionamento (400 impianti nucleari operativi per una media di circa 30 anni) ci sono stati due incidenti rilevanti: Three Mile Island nel 1979 e Chernobyl nel 1986. Gli impianti oggi in funzione, e, soprattutto, quelli di nuova realizzazione, sono in grado di prevenire questi incidenti e comunque hanno probabilità di incidente pari a un caso ogni 100 milioni di anni di funzionamento.

 

Le vittime accertate per il settore energetico hanno mediamente fatto registrare incidenti gravi ogni 0,78 GW di potenza installata nei settori tradizionali (idroelettrico o termoelettrico), mentre il nucleare si attesta ad un indice di 0,01. Il relatore ha quindi esaminato il tema della emissione di radiazioni: oggi l’uomo assorbe da sorgenti naturali dosi pari a circa 2-4 mSv mentre l’emissione radiologica degli impianti è pari a 0,001 mSv annui.


PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO, CLICCA >> QUI SOTTO


 

Copyright © ilSussidiario.net Srl | P.IVA:06859710961