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LA STORIA/ Henry e Jason, la risposta Usa ai bamboccioni d’Italia
LA STORIA/ Henry e Jason, la risposta Usa ai bamboccioni d’Italia
Graziano Tarantini

martedì 26 gennaio 2010

Henry è un ragazzo americano di 23 anni che ha da poco conseguito la laurea. Ha un debito di 200 mila dollari verso la banca che gli ha concesso il prestito per poter studiare. C’è crisi, trovare un’occupazione è pressoché impossibile ma nel frattempo gli viene richiesto di iniziare a onorare il credito. Henry decide così di arruolarsi nell’esercito degli Stati Uniti: ferma obbligatoria di quattro anni e dopo alcuni mesi di addestramento sicura partenza per l’Afghanistan.


Jason è un bravo musicista, figlio d’arte, lavora in una società che produce jingle che accompagnano la pubblicità televisiva. Il suo capo è uno dei più prestigiosi nomi del settore ed è anche suo amico. Ciò nonostante il lavoro cala e Jason è costretto a stare a casa. Da mesi si è adattato a suonare per chiamate a domicilio: matrimoni, comunioni e quant’altro. Così riesce a racimolare la metà di quello che guadagnava prima. La nuova condizione si ripercuote pesantemente sulla vita della sua famiglia.


Due episodi di cronaca vera, successa negli ultimi mesi a New York. Uno dei protagonisti lo conosco bene, è un mio amico. Dopo aver sentito queste due storie, siccome non sono nuove in quel paese, potremmo esclamare: “È l’America!”. Per poi subito dopo, secondo la vulgata corrente dei benpensanti, criticare il suo welfare state, pressoché inesistente, e il suo imperialismo che più che la democrazia esporta la guerra. Normalmente questa è la reazione dell’italiano medio, per non dire dell’europeo medio.

 

Qui però non mi interessa dichiarare se sono più o meno d’accordo con quanto viene solitamente rimproverato agli Stati Uniti. Piuttosto voglio sottolineare che è doveroso porsi il problema se il sacrificio di Henry e Jason non contribuisca in qualche modo anche al mantenimento del nostro benessere. O quantomeno invitare a interrogarci se noi non viviamo, da anni, al di sopra delle nostre possibilità.

 


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