STIPENDI/ Campiglio: gli italiani guadagnano troppo poco? Un rimedio c’è
giovedì 7 gennaio 2010
Mentre le cronache parlano di assalto agli outlets per i saldi post natalizi, i giornali hanno diffuso gli ultimi dati relativi agli stipendi degli italiani. Il nostro reddito medio è tra i più bassi in Europa, 19.100 euro l’anno, e ci piazza al 23simo posto nella classifica dei 30 paesi Ocse, che vede in testa la solita Germania. Eccessiva pressione fiscale, contributi sociali troppo alti, salari lordi troppo bassi sono i fattori che ci penalizzano. Ma siamo sicuri che sia solo questo? Ilsussidiario.net lo ha chiesto a Luigi Campiglio, economista e prorettore della Cattolica.
Questi dati la sorprendono?
In realtà no. Prendiamo il primo paese in cima alla classifica Ocse, cioè la Germania. In base alle stime di Eurostat - vado a memoria - in Italia il costo del lavoro orario nell’industria manifatturiera è intorno ai 20 euro l’ora, in Germania è di circa 30 euro l’ora. Se ci fermassimo a questa semplice considerazione, la Germania sarebbe un paese fuori mercato, invece è il primo esportatore al mondo. Quello che conta non è la solo la differenza di costo del lavoro, ma la differenza di costo del lavoro per unità di prodotto.
A parità di potere d’acquisto la Germania è in testa con uno stipendio medio lordo di 52mila dollari, l’Italia è 22sima con 30mila dollari. Questo distacco cosa le dice?
Ho parlato di costo del lavoro orario di 20 e 30 euro rispettivamente per Italia e Germania, quindi come vede i conti tornano. La differenza annua si attenua un poco per il fatto che in Germania, sulla base di precisi accordi sindacali, il numero di ore lavorate è più basso che da noi.
Ma allora il nostro problema dove sta?
La questione vera non è tanto nel divario degli stipendi, che pure c’è. L’Italia ha un livello di redditi annui più basso perché nel nostro paese la capacità di fare innovazione, in termini di investimenti e di imprese, è relativamente più bassa.
È questo a frenare il nostro sviluppo?
Sì. È un dato uniforme che nelle nostre imprese, a parità di condizioni, i livelli dei salari sono più bassi nelle piccole imprese rispetto alle grandi. Questo non vuol dire che le piccole imprese siano cattive e le grandi siano buone, ma che il livello di tecnologia e di valore aggiunto pro capite, e torniamo al punto, è più basso nelle piccole imprese e più elevato nelle grandi. Ora, si dà il caso che la Germania abbia un numero elevato di grandi imprese, la gran parte delle quali sono orientate all’esportazione e incorporano una quantità di capitale umano molto più elevata di quanto avviene in altri paesi, inclusa l’Italia.
Allora non è vero che siamo più poveri degli altri?
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