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SCENARIO/ Il turbo-capitalismo batte i pessimisti e fa volare le Borse
SCENARIO/ Il turbo-capitalismo batte i pessimisti e fa volare le Borse
Carlo Pelanda

martedì 9 marzo 2010

C’è una discrepanza tra tendenze borsistiche e previsioni sugli andamenti dell’economia reale. Le prime, che il 9 marzo 2009 raggiunsero i minimi, dopo un anno esatto mostrano una crescita media del 70% (in Italia meno) e una direzione verso i picchi di rialzo pre-crisi che implicano un prossimo grande rimbalzo. Le seconde fanno intendere una ripresa lenta sul piano globale esposta a rischi di interruzione. Chi vede meglio?

 

Al momento sono smentite le analisi di chi dichiarò catastrofica e tomba del capitalismo la crisi 2008-09. Le curve grafiche di recessione e ripresa hanno andamenti non dissimili da quelle precedenti. Normali, entro il ciclo di “recessioni brevi e crescite lunghe” che si osserva nella nuova economia a partire dalla fine degli anni ‘70. In particolare, nonostante gli appelli a riformare il capitalismo, questo si sta riprendendo esattamente come era prima della crisi.

 

Significa che il capitalismo finanziarizzato non è un’aberrazione, ma un prodotto evoluzionistico del mercato che resiste alla selezione, evidentemente, perché ha dei punti di forza e fornisce più benefici che danni alla maggioranza degli attori economici. Alcuni osservano che si potrebbe trattare solo di inerzia di un modello sbagliato. E per questo insistono nel pretendere amputazioni della libertà economica, definanziarizzazioni e più dirigismo politico per evitare la catastrofe finale. Ma perdono di vista il dato reale di fondo: il sistema capitalistico ha tenuto e tiene.

 

Ma terrà veramente come anticipano le Borse? I timori di ricaduta in recessione in America dopo la fine delle stimolazioni economiche e monetarie (in autunno) sono tecnicamente razionali. La ripresa dell’Eurozona, ancora alle prese con l’impatto recessivo e ostacolata da modelli statalisti vischiosi, sarà lenta e poca. Lo squilibrio debitorio degli Stati è un pericolo innegabile. Come lo è la fragilità di un sistema bancario che non ha ancora riparato i propri bilanci devastati dalla crisi finanziaria specifica.

 

Ma le Borse valutano che questi fattori di possibile nuova crisi siano meno potenti di quelli che portano verso la riparazione e la crescita del sistema. Sbagliano o ci vedono giusto? Vedono che il capitalismo in grave crisi tecnica ha mantenuto la propria ideologia in maggioranza nel pianeta, cioè che milioni di operatori e miliardi di attori economici trovano beneficio nel ciclo del capitalismo finanziarizzato globale.

 

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