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J’ACCUSE/ 2. Giannino: perché per Tremonti la scuola non statale è come un Suv?
J’ACCUSE/ 2. Giannino: perché per Tremonti la scuola non statale è come un Suv?
Oscar Giannino

venerdì 21 maggio 2010

Riaffiora puntualmente, da un anno e mezzo a questa parte, tra i criteri di potenziamento del redditometro per rafforzarne l’efficacia nella lotta all’evasione dei redditi delle persone fisiche, anche quello di utilizzare come espressione di imponibile non dichiarato l’iscrizione di figli a scuole private.

 

L’ho detto e scritto più volte, e dunque mi ripeto. Da tempo ho accertato che questo puntuale riaffioramento rispecchia la peculiare e deviata ideologia di alcuni tecnici ministeriali e consulenti dell’Agenzia delle entrate, di saldo credo statalista e devoti ai totem e tabù dello Stato etico. Non è il ministro Tremonti a pensarla così.

 

E se fosse lui a convertirvisi del tutto inopinatamente, sia pure per il legittimo scopo di assicurare all’erario il massimo recupero di gettito possibile, bisognerebbe comunque combatterlo, spada alla mano e voto contrario esplicito in parlamento.

 

Scambiare la spesa aggiuntiva sostenuta da una famiglia per la miglior formazione del capitale umano in scuole paritarie o riconosciute come se tale spesa equivalesse all’acquisto di un SUV, di uno yacht, o della quota annuale d’iscrizione a un circolo di fitness, equivale a pura somaraggine in termini economici e ad asinina ottusità in termini ideologici.

 

In termini economici, infatti, significa confondere l’investimento in capitale umano - ciò di cui più c’è bisogno per accrescere l’output potenziale del nostro paese - con spese di consumo voluttuarie. Bisogna spostare l’imposta dalle persone alle cose, scriveva Tremonti nei suoi libri di 15 e 10 anni fa e nel suo Libro Bianco, dunque tassare di più i consumi e incentivare invece gli investimenti.

 

Lo Stato dovrebbe in altre parole accrescere le deduzioni fiscali alle famiglie che investono di più nella formazione dei propri figli, perché sarà l’intera società ad averne un beneficio, non certo considerare tale scelta come un indicatore di potenziali illeciti fiscali e di violazioni del patto sociale.

 

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