CRAC GRECIA/ 1. Campiglio: si rischia un nuovo '29, ma il vero "pericolo" è la fine dell’euro
venerdì 7 maggio 2010
Ieri le borse europee hanno vissuto un’altra giornata nera: travolti da report contrastanti delle agenzie di rating sul grado di tenuta delle banche europee, i mercati hanno nuovamente bruciato miliardi di euro. Piazza Affari ha chiuso al -4,27%, dopo aver toccato nel pomeriggio picchi superiori al -6%. Inoltre i credit default swaps dell’Italia sono balzati da 186,7 punti a 217,64. Anche il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è dovuto intervenire in serata per difendere l’Italia e dire che le agenzie di rating hanno perso credibilità. Un giudizio che ci viene confermato anche da Luigi Campiglio, prorettore dell’Università Cattolica di Milano e docente di Politica economica.
Professore, ieri si è creato il panico sul grado di esposizione delle banche italiane rispetto alla crisi della Grecia. Cosa ne pensa?
I dati Global Economic View relativi all’ultimo trimestre del 2009 dicono che le banche europee più esposte verso la Grecia sono quelle francesi e tedesche (da sole rappresentano oltre il 60% delle esposizioni totali), seguite da quelle del Regno Unito (circa il 10%), mentre quelle italiane rappresentano solo il 3,6%. È chiaro quindi che non c’è nessun rischio per l’Italia. Semmai sono nell’ordine Francia e Germania a dover temere di più per le loro banche.
Al di là delle banche, l’Italia è a rischio?
Il disavanzo (la misura cui apparentemente i mercati stanno dando più peso) italiano per il 2010 è previsto poco sopra il 5% del Pil, una cifra minore rispetta a quella di un paese brillante (che io favorisco da molti punti di vista) come la Francia che è all’8%. Certamente è vero che l’Italia crescerà poco, ma questo è un problema di tutta l’Europa. Non ci sono però elementi oggettivi per nutrire sull’Italia preoccupazioni maggiori rispetto ad altri paesi.
Nella Relazione unificata sull'economia e la finanza pubblica presentata ieri dal ministero dell’Economia si legge che nel 2011-12 sarà necessaria una manovra correttiva pari all’1,6% del Pil. Va visto come un elemento positivo?
Sì, perché favorisce il contenimento del debito pubblico. Del resto, l’Italia ha obiettivamente un rapporto debito/Pil elevato. Certo, non bisogna dimenticare che questo è anche causato dal fatto che la crisi ha fatto calare il Pil, aumentando quindi il rapporto.
Le borse e i mercati stanno precipitando in questi giorni. Perché?
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