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MANOVRA/ 1. Caro Tremonti, ecco le riforme per evitare nuovi tagli
MANOVRA/ 1. Caro Tremonti, ecco le riforme per evitare nuovi tagli
Ugo Arrigo

giovedì 27 maggio 2010

Molti italiani sono rimasti sorpresi dal rapido cambio di scenario che ha interessato la finanza pubblica italiana nelle ultime settimane: dal compiacimento per i migliori risultati relativi dell’Italia nell’anno 2009 alla necessità di una manovra integrativa di finanza pubblica per un importo di oltre 24 miliardi di euro per il prossimo biennio, che il ministro Tremonti ha condotto in porto e il governo ha approvato con urgenza.

 

I mercati e le istituzioni finanziarie internazionali, dalla Commissione europea. al Fondo monetario internazionale, saranno certamente soddisfatti e più fiduciosi sulla tenuta dei nostri conti pubblici. Essi guardano in particolare all’ammontare della manovra, meno alla sua composizione; invece i cittadini, che guardano molto di più alla composizione della manovra che al suo ammontare, potrebbero essere un po’ meno soddisfatti e un po’ meno tranquillizzati e questo sia che siano interessati dai provvedimenti sia che ne siano rimasti al di fuori.

 

È opinione comune, infatti, che questa manovra non sarà sufficiente ma dovrà avere un seguito tanto il prossimo anno quanto il seguente. È anche una previsione ragionevole: è vero che l’Italia ha realizzato un disavanzo in rapporto al Pil relativamente contenuto nel 2009, il 5,3%, molto inferiore ai paesi che sono ora osservati speciali dei mercati finanziari (i Pigs: Portogallo, Irlanda, Grecia, Spagna), ma risalire dal 5,3% sino a un valore compatibile con la stabilizzazione del debito in rapporto al Pil prima e con la sua convergenza al valore di Maastricht del 60% è particolarmente faticoso per l’Italia, in conseguenza della sua bassa crescita economica.

 

La Relazione unificata sull’economia e la finanza (Ruef) da poco presentata dal Ministro Tremonti prevede che quest’anno il Pil nominale dell’Italia cresca solo di 33 miliardi di euro (da 1521 del 2009 a 1554); se già quest’anno volessimo stabilizzare il rapporto debito/Pil, dato che tale rapporto era a fine 2009 a 1,16, dovremmo fare in modo che anche il debito aumenti solo di 1,16 volte l'aumento del Pil nominale e quindi non oltre 38 miliardi. Ma il debito è il fabbisogno della Pubblica amministrazione, la differenza tra i suoi pagamenti e i suoi incassi, che nel 2009 è ammontato a 88 miliardi di euro. La differenza tra 88 miliardi e 38  miliardi non è 25 miliardi, l'entità dell'attuale manovra, bensì 50, esattamente il doppio.

 

Inoltre se volessimo non solo fermare la crescita del rapporto debito/Pil ma riavviare la sua discesa verso il 60% di Maastricht, come il commissario per gli Affari economici e finanziari Olli Rehn ci chiederà nei prossimi anni, dovremmo tenere il fabbisogno al 60% della variazione del Pil nominale, che nel 2010 corrisponde a 20 miliardi di euro.

 

Ovviamente non dobbiamo farlo quest’anno, sarebbe inopportunamente recessivo, ma nei prossimi sì e la distanza tra gli 88 miliardi del 2009 e i 20 miliardi è 68 miliardi, quasi il triplo della manovra attuale. Quindi dobbiamo aspettarci altre due manovre equivalenti nel prossimo futuro.

 

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