La fede fa bene alla scienza
Marco Bersanelli
martedì 9 febbraio 2010
C’è però un’altra cosa da chiarire. Che cosa intende Veronesi quando parla di “fede” o di “religione”? Lo dice lui stesso, riferendosi al cristianesimo: «credere ciecamente in qualcosa di rivelato nel passato, una specie di leggenda che ancora adesso persiste». In queste parole, a mio parere, si rivela tutta la gravità dell’incomprensione. Troppo a lungo la fede cristiana è stata proposta, anche in ambito cattolico, come un insieme di regole e di riti da riprodurre meccanicamente, e molte persone – persino un colto accademico come Veronesi – hanno finito per assorbire questa grossolana riduzione ed assumerla come dato di fatto.
Il cristianesimo non è un rimasuglio etico del passato, ma è un fenomeno presente: nasce dall’imbattersi in una umanità senza paragoni, per cui un uomo, oggi come duemila anni fa, può finalmente prendere sul serio quel suo disperato bisogno di senso, di infinito, di bellezza, di verità (compresa quella particolare verità che è oggetto della scienza). Ed è quanto di più distante ci possa essere dall’assenza di ragioni e senso critico, al contrario è una sfida permanente lanciata a ciascuno di noi: «E voi chi dite che io sia?».