SCUOLA/ Un rapporto leale con tutta la realtà, è questa la miglior cura contro i bulli
Luigi Ballerini
sabato 12 dicembre 2009
Anche recentemente il tema del bullismo a scuola è tornato a occupare le pagine dei quotidiani. Un fenomeno che colpisce i più piccoli e inquieta molto i grandi, su cui di tanto in tanto si azzardano analisi e statistiche dalla natura più descrittiva che interpretativa. E anche le interpretazioni tendono ad avere un carattere prettamente sociologico.
Occorre innanzitutto dire che il bullismo è una forma alterata di rapporto, in cui tutti lavorano per la propria rovina. Nella disastrata coppia bullo-vittima, non esistono un vinto e un vincitore, ma due perdenti; così come non esistono un potente da una parte e un debole dall’altra, ma due impotenti di segno opposto. Nel bullismo c’è diseconomia, assenza di vantaggio, rovina, macerie, ferite. Il bullismo è il regime della guerra, avverso a quello della pace nel rapporto.
Per capire di cosa si tratta, e quindi per poter poi agire di conseguenza, è forse bene affrontare i due termini di questa insana coppia separatamente.
La vittima. Chi è la vittima, anzi chi è una vittima? Proprio della vittima è il farsi trovare al posto giusto, ossia farsi trovare nel posto esatto in cui il persecutore la vuole. Parliamo del posto della vittima, proprio come se fosse un posto fisico, occupabile, come una sedia vuota o una poltrona o uno spazio ben definito (ecco la cosiddetta vulnerabilità individuale). È lì che il persecutore mi vuole, nel posto dove sono inibito nel giudizio su quello che sta accadendo e inibito quanto all’agire sulla scorta del giudizio che potrei formulare. In ultima analisi il persecutore mi vuole inibito quanto alla difesa sapendo che la prima forma di difesa è proprio il giudizio.
Si legge che di solito la vittima viene isolata dagli atti di bullismo, piuttosto ribalterei la situazione: la vittima diventa vittima, perché è isolata. Situazione che ritroviamo con evidenza nei bambini e ragazzi colpiti dai bulletti nei corridoi o nei cortili delle scuole, lontani dagli occhi di insegnanti o adulti. Spesso i bersagli dei cattivi sono proprio coloro che già faticano a stringere rapporti significativi, bambini sensibili sì, ma vulnerabili proprio nella loro non-certezza di saperci fare con gli altri. Assai raramente un bambino diventerà vittima di un bullo se si sente sicuro della sua capacità di rapporto. Non tanto perché ha la certezza che qualcuno accorrerà a difenderlo e a coprirgli le spalle, ma perché sarà la sua stessa competenza nello stringere rapporti che gli consiglierà di stare alla larga dai più infidi e nel caso questi si allarghino un po’ gli permetterà di rimetterli al loro posto o almeno a non soccombere.
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